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Archive for giugno 2010

Ebbene sì. Erano anni che volevo vedere il film ma è una di quelle cose che passano sempre di mente… Ma ringrazio Uomo che nella sua infinita pazienza ancora mi consente di mettere piede in libreria nonostante io finisca sempre per riempire una busta di libri profumati. E’ stato in una delle mie scorribande che l’ho pescato, rosso, piccolo piccolo, con la copertina poco curata, accanto a più corposi mattonazzi di fama mondiale.

La quarta di copertina: Evelyn, una donna infelice e molto complessata, incontra in un ospizio Virginia, una vecchietta originale che le racconta una storia di tanti anni prima. Quella del Caffé di Whistle Stop, aperto in Alabama da una singolare coppia al femminile, la dolce Ruth e la temeraria Idgie, e frequentato da stravaganti sognatori, uomini di colore, poetici banditi e vittime della Grande Depressione. La movimentata vicenda di due donne, coinvolte loro malgrado in un omicidio, e la loro tenacia nello sconfiggere le avversità, ridanno a Evelyn la fiducia e la forza necessarie per affrontare le difficoltà dell’esistenza.

Pomodori verdi fritti al caffè di Whistle Stop è prima di tutto una storia di famiglia, un excursus generazionale tra l’Alabama, l’Illinois e la Georgia dagli anni della Grande Depressione a quelli di poco precedenti alla pubblicazione del libro, 1987 per gli States e solo nel 1992 per l’Italia. Un libro pieno di brevi istantanee che colgono il profumo in particolare dei primi anni cinquanta di un sud caldo e pieno di tradizione. E’ il flashback generazionale di Virginia “Ninny” Threadgoode che si intrattiene nella sala dei visitatori di una casa per anziani con la più giovane Evelyn Couch, infelice e insicura donna sposata all’alba della mezza età. E’ tramite i racconti e le rievocazioni dell’anziana Ninny, che Evelyn compirà un viaggio tra i sapori, i colori, i caratteri di un piccolo paese dell’Alabama, e, soprattutto, un viaggio verso la consapevolezza di se stessa. Un libro spensierato, leggero, che si legge in un soffio, traccia un bellissimo ritratto colorato come le foto sbiadite da decenni di un sud rotto dalla Grande Depressione, da un razzismo spietato, osteggiato solo dai più “ribelli”, e da saldi valori familiari… Una piccola perla in edizione economica da tenere in mezzo a libri che sfoggiano una copertina migliore ma sicuramente un contenuto meno “appetibile”. Fannie Flagg (e il primo tentativo con lei l’avevo fatto con  successo su questo libro) con l’occhio di chi certe atmosfere le ha vissute, carica ogni personaggio di una credibilità dolceamara tale da farsi leggere in un baleno desiderando di calpestae anche solo per cinque minuti il pavimento del Caffè e sentire il suono di qualcosa che frigge in cucina. Un po’ come Evelyn, si rimane arricchiti dalla storia della famiglia Threagoode, dai loro dolori, dalle loro gioie.

Ho pensato subito che il film, nonostante la sceneggiatura scritta in collaborazione dalla stessa Fannie Flagg, non avrebbe retto il colpo ma già dopo la prima mezz’ora mi sono dovuta ricredere, e di brutto.

  • 1992, l’anno in cui Mediterraneo di Salvatores vinceva l’Oscar come miglior film straniero, questo veniva candidato come miglior sceneggiatura non originale: l’ambita statuetta è stata però accaparrata da “Il silenzio degli innocenti”.

Jon Avnet, non so per voi ma per me è un nome nuovissimo, dirige questo adattamento con la consapevolezza di avere tra le mani qualcosa di commovente, che deve andare dritto al cuore e al cervello di chi lo guarderà. Il prodotto finito è un film dolce, ironico, divertente e molto commovente. Nonostante tutte le piccole modifiche che lo scostano dal libro (molte delle trame dei personaggi secondari sono state infatti tagliate incentrando la storia quasi esclusivamente sulle due coppie: Idgie e Ruth dal passato, Evelyn e Ninny nel presente) e il finale differente (che in effetti non pesa più di tanto in quanto altra possibile naturale conclusione della storia), i lettori non dovrebbero rimanerne delusi. Chi invece non ha mai sfogliato le pagine si prepari ad un film che ormai ha quasi vent’anni ma che dimostra che alla fine, di generazione in generazione, potranno cambiare i modi di vestire e i posti in cui si abitano, ma l’uomo rimane sempre lo stesso. Commuove (e se lo dico io…) e fa sorridere: da vedere, sicuramente, anche fosse solo per affacciarsi su una realtà rccontata con sincerità e che noi non potremo mai capire fino in fondo.

E direttamente dai ricordi di Ninny: Pomodori verdi fritti con salsa al latte

Ingredienti:
3 cucchiai di grasso di pancetta (vanno bene anche 50-70 grammi di burro ndB)
farina
4 pomodori verdi affettati
latte
uova sbattute
sale
pangrattato
pepe

Per maggiori dettagli (e una piccola variante) rispetto a quelli di Ninny clicca l'immagine.

Scaldate il grasso in una padella per friggere. Bagnate i pomodori nell’uovo sbattuto, quindi passateli nel pangrattato. Friggeteli fino a quando non saranno coloriti da entrambi i lati e sistemateli su un piatto. Per ciascun cucchiaio di grasso rimasto nella padella aggiungetene uno di farina (il che equivale a circa 10-15 grammi per cucchiaio ndB) e mescolate bene. Quindi versate, sempre mescolando, una tazza di latte tiepido (corrisponde a circa  240 ml ndB) e lasciate cuocere finchè la salsa non si addenserà, senza mai smettere di mescolare. Aggiungete sale e pepe a piacere. Versate sui pomodori e servite bollente. Il meglio che c’è. E BabEle conferma ancora quasi con la bocca piena…

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Dopo le recensioni, arriva una nuova rubrica: La fiera dell’originalità. Nella mia visione sprezzante e cinica della comunità moderna, sono sempre più convinta che nessuno sia più in grado di inventare niente di nuovo. Sempre di più c’è la pappetta pronta, un remix lì, una tagliatina ad un orlo di là…

Sono stufa di sentire le stesse frasi nelle canzoni, vedere gli stessi intrecci nei telefilm, ascoltare gli stessi scambi di battute in una commedia romantica o in un thriller, arcistufa di leggere il terzo libro di uno stesso autore e vedere che già si frigge e rifrigge in un brodino sciapo.Nella prima puntata torniamo (e non me ne vogliano i suoi fan…) su un problema di originalità che qualche tempo fa era già emerso: Tim Burton mi ha un po’ (leggasi molto) frantumato le membra con i suoi concept triti e ritriti e con la mania di rivisitare sceneggiature e storie che erano già state brillantemente (ed esaustivamente) prodotte da qualcun altro.

Oltre al fatto di utilizzare un prototipo di “pazzo“, propinarcelo uguale in se stesso (eccezion fatta per le acconciature) in più della metà dei suoi film e, apparentemente, di conoscere soltanto un attore e un’attrice in tutto il panorama mondiale, dovrebbe smettere di prendere film che sono parte della storia del cinema e farne un remake. Basta davvero, per favore.

Osserviamo l'effetto di piastra, arricciatore e gel naturale per tre personaggi "eccentrici" che non si distinguono bene uno dall'altro.

Ha rifatto Il pianeta delle scimmie (migliori effetti speciali per un coinvolgimento maggiore? Ok, può essere, ma è sempre la stessa storia del film del 1968 che a sua volta viene da un libro di anni prima.) andando poi diretto a distruggere il mio mito infantile: Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato. Senza passare dal via ha inoltre brutalizzato, ridicolizzato e semplificato tutto quello che di bello e originalmente eccentrico c’era in Alice e il paese delle meraviglie…

Chiamata rapida?

Inoltre, a quanto pare, non sono l’unica a pensare che Tim Burton abbia ormai convalidato la ricetta che lo ha reso famoso ed etichettato vent’anni fa come avanguardista (a ragion veduta, se si pensa a vent’anni fa, ma oggi mi spiace, non più): si prenda qualcosa di strambo e leggermente inquietante e lo si porti all’esasperazione azzerando le luci e facendo diventare tutto ancora più strambo e “inquietante”. Si prenda la colonna sonora di Nightmare before Christmas e si vari sul tema senza eccezioni. Si prendano i costumi di Edward mani di forbice e di Sleepy Hollow e si accorcino/allunghino gli orli, aggiungendo qua e là qualche nastro o collarino rigorosamente nero.

Attenzione… La Disney si è imbarcata (sempre per la serie non inventiamo più niente di nuovo) in un progetto sul Mago di Oz.  Sembra che Raimi (Spider Man 1 2 e 3, sì, di nuovo della stessa serie) sia stato confermato alla regia ma chissà che, visto il classico di proporzioni bibliche, Burton non tenti di mettere qualche pizzo o scheletro in giro: troppo ghiotti l’uomo di latta e lo spaventapassari per Depp e una strega (o peggio tutte e tre) per la Bonham Carter…

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Ormai ho capito che è in autobus che riesco a incontrare le persone più strane…

Prendete una madre intorno ai trent’anni e con due figli piccoli seriosissimi a cui si sta tenendo una lezione sulla storia antica di Roma in modo favolesco e romanzato mentre il popolo romano moderno si snoda nel traffico.
Mamma: «…E poi c’è stato un grande incendio appiccatto da uno degli imperatori… Nerone. Quest’uomo prima ha appiccato il fuoco su Roma e poi pensate… Rimase dentro la sua villa a suonare la cetra mentre Roma bruciava!»
Figlia: «…Davvero?»
Mamma: «Già… Ma piuttosto chi vi ricorda questo atteggiamento?»
Figlia&Figlio con un gridolino acceso e trionfante come se solo quella potesse essere la risposta esatta, all’unisono: «IL PAPA’!!!!»

Perchè un piromane pazzo vi ricorda il papà?!

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Quando è limitata è limitata. Non ci sono appigli possibili. Quando il tuo router in comodato d’uso ti abbandona lungo la strada e tu sei in mezzo alla preparazione di tre esami e un tirocinio, l’unica cosa che c’è da fare è chiamare GentileOperatore per una “rapida” sostituzione con tanto di menzione di priorità perché, cito, “si sente che avete bisogno della connessione…“.

E’ quando Internet consente la comunicazione tra due poli opposti e non consente di raggiungere il router dal pc tramite il cavo di rete perfettamente collegato che amo la tecnologia.

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