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Archive for the ‘La fiera dell’originalità’ Category

Dopo le recensioni, arriva una nuova rubrica: La fiera dell’originalità. Nella mia visione sprezzante e cinica della comunità moderna, sono sempre più convinta che nessuno sia più in grado di inventare niente di nuovo. Sempre di più c’è la pappetta pronta, un remix lì, una tagliatina ad un orlo di là…

Sono stufa di sentire le stesse frasi nelle canzoni, vedere gli stessi intrecci nei telefilm, ascoltare gli stessi scambi di battute in una commedia romantica o in un thriller, arcistufa di leggere il terzo libro di uno stesso autore e vedere che già si frigge e rifrigge in un brodino sciapo.Nella prima puntata torniamo (e non me ne vogliano i suoi fan…) su un problema di originalità che qualche tempo fa era già emerso: Tim Burton mi ha un po’ (leggasi molto) frantumato le membra con i suoi concept triti e ritriti e con la mania di rivisitare sceneggiature e storie che erano già state brillantemente (ed esaustivamente) prodotte da qualcun altro.

Oltre al fatto di utilizzare un prototipo di “pazzo“, propinarcelo uguale in se stesso (eccezion fatta per le acconciature) in più della metà dei suoi film e, apparentemente, di conoscere soltanto un attore e un’attrice in tutto il panorama mondiale, dovrebbe smettere di prendere film che sono parte della storia del cinema e farne un remake. Basta davvero, per favore.

Osserviamo l'effetto di piastra, arricciatore e gel naturale per tre personaggi "eccentrici" che non si distinguono bene uno dall'altro.

Ha rifatto Il pianeta delle scimmie (migliori effetti speciali per un coinvolgimento maggiore? Ok, può essere, ma è sempre la stessa storia del film del 1968 che a sua volta viene da un libro di anni prima.) andando poi diretto a distruggere il mio mito infantile: Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato. Senza passare dal via ha inoltre brutalizzato, ridicolizzato e semplificato tutto quello che di bello e originalmente eccentrico c’era in Alice e il paese delle meraviglie…

Chiamata rapida?

Inoltre, a quanto pare, non sono l’unica a pensare che Tim Burton abbia ormai convalidato la ricetta che lo ha reso famoso ed etichettato vent’anni fa come avanguardista (a ragion veduta, se si pensa a vent’anni fa, ma oggi mi spiace, non più): si prenda qualcosa di strambo e leggermente inquietante e lo si porti all’esasperazione azzerando le luci e facendo diventare tutto ancora più strambo e “inquietante”. Si prenda la colonna sonora di Nightmare before Christmas e si vari sul tema senza eccezioni. Si prendano i costumi di Edward mani di forbice e di Sleepy Hollow e si accorcino/allunghino gli orli, aggiungendo qua e là qualche nastro o collarino rigorosamente nero.

Attenzione… La Disney si è imbarcata (sempre per la serie non inventiamo più niente di nuovo) in un progetto sul Mago di Oz.  Sembra che Raimi (Spider Man 1 2 e 3, sì, di nuovo della stessa serie) sia stato confermato alla regia ma chissà che, visto il classico di proporzioni bibliche, Burton non tenti di mettere qualche pizzo o scheletro in giro: troppo ghiotti l’uomo di latta e lo spaventapassari per Depp e una strega (o peggio tutte e tre) per la Bonham Carter…

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