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Archive for the ‘Le avventure di BabEle’ Category

…di Cannes? Di Roma? No. Delle Scale: quella pasquale, è stata una settimana di vacanza improduttiva quasi da tutti i punti di vista tranne che da quello culturale. Sono stati divorati romanzi e ancor più ingurgitati film al cinema, in dvd e sull’amato/odiato digitale terrestre.

La locandina di Happy Family

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Addio SignoraQ. Addio forno rotto. Addio pavimento impulibile della cucina. Addio inutile gradino oltre l’ingresso. Addio suoni continui di ambulanza. Addio puzza della SignoraQ.

…Io trasloco… E intanto porto a termine qualche progetto

-33 al trasferimento!

Dite che starò portando troppe cose?

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…ma poi passa.

NO. Non è un post filosofico sul senso della vita. No, non è nemmeno il post che avrei voluto scrivere ieri (perchè ancora non si è rifatto vivo). No, non è neanche riferito ai miei peli del naso rispetto al fetore di SignoraQ. No, no e ancora no.

E’ un pomeriggio piovoso e dopo l’incontro prefissato i due, BabEle e Uomo, si recano presso AmbulatoriClinici per sostenere una visita oculistica con DrOcchio. BabEle è un pochino, un po’, abbastanza, ok molto, nervosa e non fosse stato per Uomo, santo subito, probabilmente sarebbe ancora davanti al cancello in ferro battuto della struttura. E’ solo una semplice visita. Lui con la ragione la convince abilmente che faranno poco più che metterle del collirio nell’occhio. Ok.

BabEle: «Dove vado?»
Uomo: «Subito a destra…»
BabEle davanti ad un bivio abbastanza eloquente prende la sinistra convintissima: «Ah di qua?»
Uomo (.-.): «A destra…»

Dopo questo inizio scoppiettante entrano nell’ambulatorio e proseguono per l’accettazione. E’ un’operazione indolore. Si ottiene un numeretto, il 51. L’attesa è quasi divertente ma grazie e solo a Uomo che spara stronzate per distrarre BabEle. La popolazione in sala d’attesa non è molto varia. L’età media è di 70 anni. Più uno strano ma dolce vecchietto che gira in pigiama per il corridoio. Aspettano. Aspettano. Ogni volta arriva CamiceBianco che chiama un numeretto. 45. 49. 47. 54.

BabEle: «…Ma che ordine è? Io ho il 51… Vanno a caso?»
Uomo con fare abbastanza sprezzante indica un cartello che eloquentemente spiega che le chiamate avvengono per ordine di prenotazione e non di accettazione. Perse, quindi, le speranze di capire quando BabEle sarà chiamata si abbandonano ai commenti sulla fauna in attesa e si pongono, anche loro, l’annoso quesito: ma come fa ad uscire, dopo un’ora che siamo qui, persone che non sono mai entrate?
Ancora attendono e dopo quaranta minuti FuturoDrOcchio chiama il numero 51. Domande di routine e leggero panico.

Prima prova: La strana luce
BabEle si siede su uno sgabelletto. Poggia fronte e mento sul macchinario e via con una accecante immagine verde che prima diventa nitida poi no. Poi nitida. Poi no. Poi nitida. Poi cambio occhio. Poi nitida. Poi no. Poi nitida poi no.

Seconda prova: L’uragano Catrina
BabEle si ruota con lo sgabelletto di 180° e trova un altro aggeggio. Poggia la fronte e il mento. Occhio sbarrato.
FuturoDrOcchio: «Guardi la luce.»
BabEle: «…Quella rossa?»
FuturoDrOcchio: «Sì. E non si preoccupi è solo un leggero soffio.»
Il leggero soffio di cui sopra è una specie di sibilo rapidissimo dentro l’occhio spalancato. La sorpresa e lo sgomento sono alle porte, il sobbalzo è già uscito. Tocca all’altro occhio e BabEle è leggermente più preparata all’uragano che sta per abbattersi sul suo bulbo… PFFFF! Altro breve sussulto. Seconda prova superata.

Terza prova: Meglio rosso o verde?
FuturoDrOcchio: «Ultima riga?»
BabEle: «Tì. Effe. …..Acca? ….Dì??»
FuturoDrOcchio: «Proviamo così.»
BabEle: «Aaaaaah. Meglio. Tì. Effe. Enne. O.»
FuturoDrOcchio: «Bene. Qui distingue meglio le lettere sul verde o sul rosso?»
BabEle: «Ah. Perchè, sul rosso ci sono delle lettere?»
FuturoDrOcchio: «Proviamo così…»
BabEle: «Sì, è vero. Ci sono proprio delle lettere.»
FuturoDrOcchio: «Mh. Come pensavo.»
BabEle: «Oddio. Cosa?»
FuturoDrOcchio: «I suoi occhiali correggono un problema all’occhio destro che in realtà non esiste. Quel problema è all’occhio sinistro.»
BabEle: «Capisco. Ora cosa devo fare?»
FuturoDrOcchio: «Ora può aspettare fuori che richiamiamo il numero 51 per la visita con DrOcchio
Un pochino sconcertata dalla rivelazione del giovane FuturoDrOcchio, ora esce dalla stanza in attesa di fare la visita per il fondo oculare. L’ultima prova.

Ultima prova: Il faro da 100 watt
Uscita dalla prima stanzetta, BabEle torna a riaccasciarsi su Uomo che, di nuovo santo, stava aspettando insieme agli anziani in sala d’attesa. Ora le comunica che arriverà DrOcchio che le metterà delle gocce sugli occhi per fare in modo che la pupilla si dilati e non si contragga anche se invasa di luce. Affascinata, BabEle, gli chiede altre informazioni. Lui le spiega, di nuovo santo subito, che non c’è niente di preoccupante: una luce intensa e molto chiara le verrà passata prima su un occhio e poi su un altro per poter vedere all’interno.

DrOcchio: «51!»
BabEle si alza.
DrOcchio: «No, no. Resti. Devo metterle il collirio… All’inizio brucia un po’ eh. Ma poi passa.» PLICH PLICH
BabEle, gli occhi bruciano, lei chiude gli occhi e si appoggia sulla spalla di Uomo per somatizzare l’intrusione del liquido.
DrOcchio: «54. Eccoci. All’inizio brucia un po’. Ma dopo passa… Ecco fatto. 52. Allora… Tenga questo.. All’inizio brucia un po’… Ma poi passa. Allora.. Il prossimo… 57. Ecco aspetti. Ok. All’inizio brucia un po’…»
Uomo, a bassa voce: «…ma poi passa.»

No. Niente rave party o mostri in vista. Solo un po' di magico collirio...

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L’impressione era che avesse un fretta impressionante, che alle 20 e 30, dovesse fiondarsi verso chissà quanti altri appuntamenti. Ma cominciamo dal principio (e come mi chiederebbe il Cappellaio Matto, quando arrivo alla fine, mi fermo.)

E’ una sera fredda ma serena. Con i tempi che corrono (questa frase mi rende molto vecchia) BabEle si assicura di non andare sola all’appuntamento per vedere l’appartamento e con grande riconoscenza si porta dietro Uomo che le allevia l’ansia con battute e i risolini soppressi in un autobus verso uno strano signore coi capelli bianchi rimasto un po’ troppo affezionato agli anni ottanta. Come accordati telefonicamente, ci posizioniamo di fronte al civico di quello che secondo l’agente era “Un bell’immobile di metà novecento” e che invece secondo BabEle era “Un brutto casermone con un ingresso ancora più brutto”. Il nervoso la assale e fortunatamente Uomo la riporta con i piedoni per terra. Ansia. Piedoni per terra. Paranoia. Piedoni per terra.

Ecco l’agente immobiliare AgentePrescia che compare al telefono probabilmente fingendosi impegnato e fissando un altro appuntamento per dieci minuti dopo.

AgentePrescia: «Salve, piacere. AgentePrescia.»
Uomo: «Piacere, Uomo.»
BabEle: «Salve.»

AgentePrescia rimpinza Babele di domande a cui lei ha già risposto telefonicamente. Con gli occhi, intanto, capta tutto. L’orrendo ingresso. Il piano a cui salgono. Con le orecchie in allerta avverte ogni rumore. E, non ci voleva certo Sherlock Holmes, si accorge che in casa ci sia un’altra coinquilina che ben si guarderà dal farsi vedere.

AgentePrescia tenta di far passare questo come un bellissimo palazzo dicendo che è quasi una fortuna che io abbia la possibilità di vederlo e avere una stanza al suo interno. Uomo rimane in silenzio. Studia AgentePrescia probabilmente cercando di coglierne il punto debole per partire all’attacco salvando così la sua dolce pulzella in pericolo (okok… Mi attengo alla storia, scusate).

AgentePrescia: «Oooh.. Eccoci. Allora questo è l’ingresso. Come vedete la casa è ristrutturata. Vi faccio vedere uno dei due bagni.»
Nel dire questo apre la porta di un buco di bagno accendendo la luce per qualcosa come 4 secondi e richiude tutto.
AgentePrescia:
«Il secondo bagno.»
Altri 2 secondi.
AgentePrescia: «Ecco.. La grande cucina abitabile.»

Qui i nostri prodi riescono ad entrare. Vengono elogiati i due frigoriferi, di cui uno sembra avere una ventina di strati di croste sopra. AgentePrescia ci tiene a specificare che gli elettrodomestici sono nuovissimi. La cucina non entusiasma nè BabEle nè Uomo che hanno già la loro idea sulla casa. La stanza dovrebbe contenere due lesbiche (quelle dei filmini però, non quelle vere) che si sbaciucchiano, per la gioia di lui, e Jeff Buckley in carne ed ossa seduto sulla scrivania a cantare canzoni tutto incluso nel prezzo per quella di lei, per convincerli che questa casa è perfetta. Aperta la porta della prima stanza, non c’è traccia nè di Jeff, nè delle due lady.

AgentePrescia: «Come vedete, la stanza è stata appena ristrutturata. I mobili sono buoni e non di Ikea. Le serrande sono elettriche. Un nuovissimo armadio spaziosissimo. Abbiamo degli interruttori per accendere e spegnere le luci dal letto e sono segnalate con dei led. La stanza è molto luminosa e…»

BabEle: «Molto carina, sì. Ma quante coinquiline ci sono? Io le dicevo che cambio casa per problemi con le coinquiline…»

AgentePrescia: «Attualmente due. Al massimo.. Al massimo.. Quattro. Cinque.»
BabEle: «…»
Uomo: «…»
AgentePrescia: «Si.. Tutti i comfort insomma.»
BabEle: «E questa viene CifraGiusta
AgentePrescia: «No. Quella è andata via proprio stamattina. Questa viene CifraLeggermenteAlta
BabEle: «E in questo è compreso cosa?»
AgentePrescia: «Ogni mese c’è da versare il contributo forfettario di PochiEuro
BabEle: «Internet e telefono?»
AgentePrescia: «C’è possibilità di mettere il telefono in ogni stanza.»
BabEle: «…»
Uomo: «…Ed è compreso nelle spese che diceva prima?»
AgentePrescia: «…»
BabEle: «…»
Uomo: «…»
AgentePrescia: «…Quello in caso sarebbe da vedere all’interno della casa…»
BabEle: «Quindi attualmente non è attivo… E non è compreso…»
AgentePrescia: «C’è possibilità di mettere il telefono in ogni stanza.»

In silenzio, vagamente imbarazzato, lasciano la stanza e si dirigono verso l’altra. La tiritera è la medesima solo che qui c’è un meraviglioso terrazzo (secondo piano) che affaccia su un panorama magnifico: il traffico di una delle vie più usate di Roma. Questa la propone a PrezzoSpropositato e a distanza di meno di dieci minuti dal loro ingresso, i prodi escono dal palazzo con la promessa che entro sabato qualcuno si rifarà vivo. Seh. Come no.

BabEle: «Si.. Certo.. Ma hai…»
Uomo: «Aspetta.»
Camminano.
BabEle: «…»
Uomo: «Aspetta.»
Camminano.
BabEle: «…»
Uomo: «Aspetta.»
Camminano.
BabEle: «…visto che roba?»
Uomo: «Pensi di dirgli di no? No perchè il fatto che in una stanza nel 2010 ci siano gli interruttori per accendere e spegnere il lampadario mi sembra un punto più che positivo. Come hai visto, infatti, AgentePrescia ci ha tenuto a specificarlo più e più volte. Hai visto? Gli interruttori hanno anche i led per essere visti al buio. Valgono proprio PrezziSpropositati queste stanze, sì sì.»
VoceConfusa: «Gnognina!!»
BabEle si volta e vede AgentePrescia che li segue, un po’ inquietata si ferma e torna indietro.
AgentePrescia:
«Scusi… Ma se mi richiama sabato dovrei sapere il suo cognome…»
BabEle: «E’ sempre lo stesso. Sempre LeScaleDi
AgentePrescia: «Buona serata.»
BabEle: «Altrettanto…»

Avanti il prossimo!

Grazioso e raccolto monolocale abitato da due inquilini con cui dividere le spese

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La mia coinquilina, si, sempre lei, puzza.

A parte emanare questo olezzo per tutto il giorno, non so se i suoi neuroni siano in grado di fare altro visto che, anche stasera mi ha chiesto (per ben sette volte) se volevo le cazzo di OrecchietteConQuelFottutoCondimentoRifritto. Per una volta non stavo telefonando ma sostituite “Telefono” con “Sto pulendo, io” e il dialogo è il medesimo. Sempre le stesse cose e voi penserete “Ecchecaspiterina Babele, pure tu… Invece di ammorbarci con la rubrica Esticazzi sulla tua coinquilina, digliele a lei ste cose, no?“. Fatto. Io vi giuro che l’ho fatto. Niente. Niente, non succede niente. Oltre al suo essere pedante nell’accezione peggiore che potete concepire per questo termine, è proprio una persona SPORCA. Nel senso che è capace di vivere nel lordo. Adesso, sì, in questo preciso istante, sta soffriggendo non so cosa in una padella che io non uso usare perchè lei ci lascia ogni volta due dita di grasso. So già che dopo non laverà il fornello costringendomi, domani mattina, a dover quasi vomitare nel momento in cui andrò a mettere il caffè sul fuoco (sì, per la cronaca il mercoledì è il mio turno per le pulizie e io le faccio, facendo come prima cosa, nel pomeriggio, la cucina. E io ho già cenato. Ho già pulito).

Finalmente, domani, vado a vedere un appartamento nuovo. Puzza pure SignoraQ, io me ne vado!

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E’ ormai sera e la gentile e premurosa BabEle, ogni ogni sera, telefona a casa dei suoi genitori per un rapido saluto di superficie. Ogni sera, però, BabEle pensa che preregistrare delle risposte ritmiche sarebbe più che equivalente.

Sì? Pronto Neuro?

Ore 20.30
Risponde Padre: «Pronto?»
BabEle: «Ciao. Sono io.»
Padre: «PRONTO?»
BabEle: «Sempre io…»
Padre: «Oh! BabE. Sei tu?»
BabEle: «Sì. Sempre io… Come va?»
Padre: «Tutto bene, ti passo Madre.»
BabEle attende ora circa dieci minuti in attesa perchè Padre, in realtà, non ha realmente avvertito Madre che deve recarsi al telefono: «Pronto… PROOOOONTOOOOOOOOOoooooOOOOOO!!»
Voci di sottofocondo: «LA CENAAAAAA! Cane! Vai giù che c’è la cuccia. Nonna a tavolaaaaa!!»
BabEle: «PROOOOONTOOOOOOOOOOOO!! Ok.»
BabEle attacca il telefono. Fa uno squillo al cellulare di Madre e attende. Il telefono di casa suona.
Madre:«Oh! BabE! Dove sei?»
BabEle: «A casa… Mi hai… Mi hai chiamato a casa…»
Madre: «Eh sì. Tu non chiamavi stasera…»
BabEle: «Veramente ho chiamato e Padre mi ha detto che…»
Madre: «PADRE!! Ma non mi hai chiamato che c’era BabEle al telefono?! Guarda che proprio…»
BabEle: «Vabbè non importa… Come va? Tutto bene?»
Madre inizia a raccontare qualcosa ma dopo cinque minuti scarsi viene richiamata dalla cena che si fredda e dalle lamentele di chi la sta aspettando per mangiare: «Vado che si fredda la cena. Ti chiamo Nonna così è contenta che ti saluta.»
BabEle dopo aver salutato Madre stacca il telefono dall’orecchio perchè è già conscia della futura attesa, nel frattempo SignoraQ (per chi non la conoscesse si sbirciasse qualche post più sotto) che chiede il telefono: «E’ occupato. Sto telefonando…»
SignoraQ: «Ma…»
BabEle: «Nonna!! PRONTO?»
Nonna: «OH. CIAO AMORE. COME VA? HAI MANGIATO? SEI SOLA?»
BabEle: «Sto per mangiare adesso…»
Nonna: «COME?»
BabEle: «STO – PER – MANGIAAARE – ADESSO.»
Nonna: «Eh… Io non ci sento…»
BabEle: «Ho già mangiato, sì. E non sono sola.»
Nonna: «Mh. Va bene allora buon appetito. Ora che ti ho sentito sto più tranquilla. Attenta mi raccomando che al telegiornale ho sentito che in PaeseSceltoRandom c’è stato EventoBrutto
BabEle: «Ma io sono a Roma. E non esco. Non è successo qui…»
Nonna: «COME?»
BabEle: «Va bene. Starò attenta…»
Nonna: «Allora buonanotte. Ciao!»
BabEle: «Ciao nonna… Buonanotte.»
SignoraQ: «Fatto col telefono?»

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La mia coinquilina, altrimenti nota come LaQuarantenneCompagnaDiStanza, ha un sacco di peculiarità che la rendono detestabile.

  • Puzza. Emana, verso sera, uno sgradevole odore dovuto, con ogni probabilità, al fatto che non si lava quanto sarebbe richiesto. L’odore però non è di piedi o di cattivo, è decisamente odore di stantio, di abbandonato.
  • Non pulisce. Vedi sopra, questo è una diretta conseguenza del fatto che non si lava. Le tipiche pulizie a turni che sono d’uopo (come sono colta!) in questi casi, vengono meno nel momento in cui le pulizie vengono svolte soltanto da due persone su tre.
  • Non esce mai. Lavora dalle otto di mattina alle dieci di sera in un ufficio. Che c’è di male direte voi? Niente. A meno che non arrivi a casa iniziando a lamentarsi di quanta fatica ha fatto a mandare quindici mail. Oppure inizi a parlare delle sue “amicizie” occupate in viaggi strabilianti in giro per il mondo che le hanno portato questo o quello.
  • Non fa lavatrici. Il che spiega l’odore suo e dei suoi vestiti.
  • Compra miriadi di vestiti che poi non mette (vedi i precedenti punti). Su questo non posso certo permettermi di sindacare, sono soldi ed energie sue. Non fino al momento in cui, però, io vedo la mia parte di armadio sommersa da camicetta da suora piene di volant e che odorano di cavoletti di bruxelles. Non influirebbe sul mio tempo e sul mio umore neanche se non me li mostrasse uno per uno mentre li estrae da buste, valigie e borsette.
  • Russa. E non con un ritmo regolare in modo da farmi abituare al suono permettendomi di seguirlo per addormentarmi, no. Cambia intensità ogni volta e alla mia frustata richiesta di girarsi dall’altra parte che non riesco a dormire risponde “…Ma io non mi sento russare…“.
  • Guarda (con divertimento) Don Matteo, Carabinieri, Capri e non so che altro. Costringendomi, non solo a togliere la musica, ma anche e soprattutto ad ascoltare i dialoghi scritti da un babbuino lobotomizzato e dovermi sentire le sue grasse risate con continui “Ahah! Hai sentito? Ahah!“. Qualche sera fa è toccato a I raccomandati, in onda su Rai1. Perchè non vado in camera? Perchè lei va a letto prestissimo e non posso fare il minimo rumore altrimenti non dorme.
  • Non sa cucinare. E cucina una sola pietanza. Anche questo non influirebbe con me se non fosse per il suo concomitante essere pedante e pesante. A fine post riporterò un prototipo di dialogo tra me e lei, quando l’ora di cena si arriva.
  • Il suo scompartimento nel frigo è sempre stracolmo di cose che non mangia e che tipicamente emettono uno sgradevolissimo odore di marcio e che inevitabilmente deve buttare.
  • Stamattina mi ha terrorizzato. Pensando di essere sola per la notte perchè nel week-end (grazie al cielo) se ne va dai suoi genitori (probabilmente a lavare sè stessa e i suoi vestiti), quando stamattina nel dormiveglia ho sentito dei rumori in camera e ho intravisto un’ombra che si aggirava a rallenty sulle scrivanie mi è quasi partito un pezzo di cuore.

Che altro? Me ne vengono in mente così tante, in parte anche dovute alla mia intolleranza cronica verso chi non ha fatto niente della sua vita se non lasciarla scorrere via.

_______________

Ore 20.30, BabEle sta studiando/giocando/telefonando. LaQuarantenneCompagnaDiStanza (d’ora in poi SignoraQ) rientra e saluta.

BabEle: «Ciao……»
SignoraQ: «Ciao! Sono andata in alcuni negozi oggi. Ho presto questo. Questo. Questo. Questo. Questo.»
BabEle: «Mhmh»
SignoraQ: «Sai dov’è il telefono?»
BabEle: «Lo sto usando. Sono al telefono.»
SignoraQ: «Ok. Allora io cucino. Faccio piattodicuiognivoltarimuovolacomposizione, tu hai fame?»
BabEle: «…Sono al telefono. Comunque ho la cena già pronta. Grazie lo stesso.»
SignoraQ: «Ok.»
Poco dopo SignoraQ se ne va lasciando BabEle sola a fare la sua telefonata. Cinque minuti dopo.
SignoraQ: «Allora la metto giù anche per te la pasta?»
BabEle: «…………No, grazie.»
SignoraQ: «Sicura eh?»
BabEle: «Sono al telefono. Grazie lo stesso, comunque.»
SignoraQ se ne va di nuovo lasciando BabEle a chiudere bruscamente telefonata quando lei di nuovo apre la porta e dice: «Ne ho messa un po’ di più così se la vuoi…»
BabEle: «Io non mangio ancora. E ho già la cena pronta. Grazie lo stesso. Di nuovo.»
SignoraQ torna in cucina e la camera si riempie di uno sgradevole odore di verdura cotta e bruciata. Circa mezz’ora dopo, BabEle si alza e va in cucina a tirare fuori da forno/frigo/freezer la cena per farsela.
SignoraQ: «L’ho fatta. Te la riscaldo?»
BabEle si spazientisce un tantino: «Grazie SignoraQ, di nuovo. Ma non mi va, sul serio. La sera non posso mangiare la pasta.»
SignoraQ: «Ma te l’aveva messa giù… Vabbè ne mangerò io.»
BabEle: «Io l’avevo detto…»
SignoraQ indica una strana salsa in scatoletta, apparentemente RioMare, apparentemente Spuntì: «Vuoi assaggiare questo qui allora?»
BabEle: «No. Grazie. Sul serio. Sono a posto.»
SignoraQ: «Dai questa pasta te la lascio.»

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