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Posts Tagged ‘convivenza’

Ebbene sì. Erano anni che volevo vedere il film ma è una di quelle cose che passano sempre di mente… Ma ringrazio Uomo che nella sua infinita pazienza ancora mi consente di mettere piede in libreria nonostante io finisca sempre per riempire una busta di libri profumati. E’ stato in una delle mie scorribande che l’ho pescato, rosso, piccolo piccolo, con la copertina poco curata, accanto a più corposi mattonazzi di fama mondiale.

La quarta di copertina: Evelyn, una donna infelice e molto complessata, incontra in un ospizio Virginia, una vecchietta originale che le racconta una storia di tanti anni prima. Quella del Caffé di Whistle Stop, aperto in Alabama da una singolare coppia al femminile, la dolce Ruth e la temeraria Idgie, e frequentato da stravaganti sognatori, uomini di colore, poetici banditi e vittime della Grande Depressione. La movimentata vicenda di due donne, coinvolte loro malgrado in un omicidio, e la loro tenacia nello sconfiggere le avversità, ridanno a Evelyn la fiducia e la forza necessarie per affrontare le difficoltà dell’esistenza.

Pomodori verdi fritti al caffè di Whistle Stop è prima di tutto una storia di famiglia, un excursus generazionale tra l’Alabama, l’Illinois e la Georgia dagli anni della Grande Depressione a quelli di poco precedenti alla pubblicazione del libro, 1987 per gli States e solo nel 1992 per l’Italia. Un libro pieno di brevi istantanee che colgono il profumo in particolare dei primi anni cinquanta di un sud caldo e pieno di tradizione. E’ il flashback generazionale di Virginia “Ninny” Threadgoode che si intrattiene nella sala dei visitatori di una casa per anziani con la più giovane Evelyn Couch, infelice e insicura donna sposata all’alba della mezza età. E’ tramite i racconti e le rievocazioni dell’anziana Ninny, che Evelyn compirà un viaggio tra i sapori, i colori, i caratteri di un piccolo paese dell’Alabama, e, soprattutto, un viaggio verso la consapevolezza di se stessa. Un libro spensierato, leggero, che si legge in un soffio, traccia un bellissimo ritratto colorato come le foto sbiadite da decenni di un sud rotto dalla Grande Depressione, da un razzismo spietato, osteggiato solo dai più “ribelli”, e da saldi valori familiari… Una piccola perla in edizione economica da tenere in mezzo a libri che sfoggiano una copertina migliore ma sicuramente un contenuto meno “appetibile”. Fannie Flagg (e il primo tentativo con lei l’avevo fatto con  successo su questo libro) con l’occhio di chi certe atmosfere le ha vissute, carica ogni personaggio di una credibilità dolceamara tale da farsi leggere in un baleno desiderando di calpestae anche solo per cinque minuti il pavimento del Caffè e sentire il suono di qualcosa che frigge in cucina. Un po’ come Evelyn, si rimane arricchiti dalla storia della famiglia Threagoode, dai loro dolori, dalle loro gioie.

Ho pensato subito che il film, nonostante la sceneggiatura scritta in collaborazione dalla stessa Fannie Flagg, non avrebbe retto il colpo ma già dopo la prima mezz’ora mi sono dovuta ricredere, e di brutto.

  • 1992, l’anno in cui Mediterraneo di Salvatores vinceva l’Oscar come miglior film straniero, questo veniva candidato come miglior sceneggiatura non originale: l’ambita statuetta è stata però accaparrata da “Il silenzio degli innocenti”.

Jon Avnet, non so per voi ma per me è un nome nuovissimo, dirige questo adattamento con la consapevolezza di avere tra le mani qualcosa di commovente, che deve andare dritto al cuore e al cervello di chi lo guarderà. Il prodotto finito è un film dolce, ironico, divertente e molto commovente. Nonostante tutte le piccole modifiche che lo scostano dal libro (molte delle trame dei personaggi secondari sono state infatti tagliate incentrando la storia quasi esclusivamente sulle due coppie: Idgie e Ruth dal passato, Evelyn e Ninny nel presente) e il finale differente (che in effetti non pesa più di tanto in quanto altra possibile naturale conclusione della storia), i lettori non dovrebbero rimanerne delusi. Chi invece non ha mai sfogliato le pagine si prepari ad un film che ormai ha quasi vent’anni ma che dimostra che alla fine, di generazione in generazione, potranno cambiare i modi di vestire e i posti in cui si abitano, ma l’uomo rimane sempre lo stesso. Commuove (e se lo dico io…) e fa sorridere: da vedere, sicuramente, anche fosse solo per affacciarsi su una realtà rccontata con sincerità e che noi non potremo mai capire fino in fondo.

E direttamente dai ricordi di Ninny: Pomodori verdi fritti con salsa al latte

Ingredienti:
3 cucchiai di grasso di pancetta (vanno bene anche 50-70 grammi di burro ndB)
farina
4 pomodori verdi affettati
latte
uova sbattute
sale
pangrattato
pepe

Per maggiori dettagli (e una piccola variante) rispetto a quelli di Ninny clicca l'immagine.

Scaldate il grasso in una padella per friggere. Bagnate i pomodori nell’uovo sbattuto, quindi passateli nel pangrattato. Friggeteli fino a quando non saranno coloriti da entrambi i lati e sistemateli su un piatto. Per ciascun cucchiaio di grasso rimasto nella padella aggiungetene uno di farina (il che equivale a circa 10-15 grammi per cucchiaio ndB) e mescolate bene. Quindi versate, sempre mescolando, una tazza di latte tiepido (corrisponde a circa  240 ml ndB) e lasciate cuocere finchè la salsa non si addenserà, senza mai smettere di mescolare. Aggiungete sale e pepe a piacere. Versate sui pomodori e servite bollente. Il meglio che c’è. E BabEle conferma ancora quasi con la bocca piena…

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…ci vuole una pausa!

E’ mentre mi siedo trionfante da tutto il lavoro del trasloco e mi guardo attorno compiaciuta che posso dire “Oh! Finalmente una pausa.” Bevo un caldissimo infuso giapponese mentre sono sulla mia meravigliosa sedia svedese, ascolto musica americana e sul comodino ho un romanzo colombiano che mi attende. Mi godo anche il gatto che ronfa sulle mie gambe.

Questa casa mi piace!

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Tra tre giorni me ne vado. Tra tre giorni i problemi di questa casa non saranno più miei problemi. Libererò le mie narici dal nauseabondo odore di SignoraQ, le mie orecchie dal suo fastidioso e aritmico russare. Certo è, in ogni caso, che andrò a prendermi i problemi di un’altra casa, di una casa che ancora non conosco bene e nella quale entro ancora con lo spirito di un ospite. Agghindo il portachiavi con un piccolo elefantino vecchio di dieci anni e penso a come appendere la bacheca con le foto e i post it sopra la scrivania, penso a come fare più mia quella stanza, tutta per me per la prima volta nella mia vita con uno spazio che è solo ed interamente mio, interdetto a tutto il resto. Prima un fratello di dieci anni più grande e poi l’esperienza atroce con la SignoraQ e prima di lei con una ragazza completamente fuori di testa. Mi sembra uno di quei salti nel vuoto che fino all’ultimo pensi che ce la fai a non farlo a tenere duro e resistere…

Poi succede che una domenica sera arriva la biondissima GigìLaDà, la coinquilina dei post-it, che non vedevi da cinque mesi (e che però continuava a dirti che c’è sempre stata) che ti annuncia che se ne torna a casa sua e che contrita ti dice che ha perso tutto, il lavoro, i soldi, il fidanzato di vent’anni più grande. Con distacco tu la guardi e le dici “Mi dispiace“. E allora SignoraQ ha la magnifica idea di proporre una cena con tutte le inquiline della vecchia guardia… Ed è allora che capisci che quel salto è indispensabile, che ne va della tua sopravvivenza psico-fisica.

Riassunto della serata?

...quando il piccolo ha voglia di farsi sentire...

GigìLaDà si è ovviamente rimessa con quel tizio e ha parlato tutta la sera di quanto lei sia incompatibile con questa persona. Che sono stati insieme cinque mesi, di cui tre passati in caccia, nel perfetto prototipo di preda-cacciatore in cui lei è quella che se la tira tantissimo facendo impazzire lui che inizia a desiderarla come se fosse l’unica donna sulla terra. Gli altri due sono passati a distanza e lasciandosi tre volte. Sarebbe questa una storia tra adulti? Sì. Perchè ovviamente io non posso capire blabla perchè sono piccola blabla. Allora ho capito qualcosa in più degli adulti come dicono loro: metti insieme delle persone di cui non ti frega niente e passa la tua intera serata a riderci insieme come e fossero le tue migliori amiche fingendo di interessarti alle domande che fanno e soprattutto alle risposte che ti danno. Se ho capito bene dovrebbe essere così… Bah.

Io intanto metto lo scotch sull’ultimo scatolone.

Look inside, look inside your tiny mind
and look a bit harder
cause we’re so uninspired
so sick and tired
of all the hatred you harbor

F*** you– Lily Allen

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  • Bello, amaro, ma un tantino sterile, fine a se stesso.
  • Per la serie Kate Winslet mon amour, anche qui lei è bravissima.

Il fortunato duo del Titanic torna in una storia trascinante che porta ad un’attenta riflessione su quanto i problemi in un rapporto, in un matrimonio “bloccato” siano sempre gli stessi: frustrazione, amarezza, senso di colpa e incapacità di rimanere se stessi senza annullarsi per l’altra persona. I dialoghi sono da brivido, lucidissimi, oculati: senza inutili giri di parole vengono vomitati litri e litri di bile dentro una magnifica casa perfetto stile nuovo coloniale in questa Revolutionary road. Non è un film che si inquadra facilmente (del resto sembra un vezzo del regista nella cui filmografia troviamo come esordio American Beauty…) che è colmo di riflessioni sulla vita, o meglio, su tutti gli ostacoli che le persone affrontano prima di diventare inevitabilmente pazzi o del tutto indifferenti nei confronti della vita.

Ecco, si potrebbe quasi dire che quello che lascia questo film è un profondo senso di vuoto e di malinconia per via della domanda che resta sottopelle: ma è proprio vero che non c’è alcuna speranza?

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  • Finalmente una commedia sui rapporti di coppia che non sia del tutto scontata. Bel risultato.
La verità è che non gli piaci abbastanza

Sei una donna che non è in grado di restare da sola? Sei un uomo che non sopporta più sua moglie? Sei il “migliore amico” della donna che desideri di più? Sei una donna con un compagno che non è pronto ad impegnarsi? Sei ossessionato dal conoscere persone su internet? Oh insomma… Ce n’è per tutti i gusti. Un cast variopinto e ben assortito dipinge dieci situazioni da manuale (nel vero senso della parola) in un modo tale da non renderne banale nemmeno una. Ci sono punti di vista schietti e sinceri che non stento a definire credibili: si infrangono molti dei clichè per cui, ad esempio, l’uomo “mascalzone” qui non si redime tramutandosi a fine film in un perfetto principe azzurro…

Non sono una che venera i manuali di auto-aiuto, (sapete, quelli che ti dicono come essere più sicuro di te, come potenziare le tue capacità, come risolvere qualsiasi problema esistente) e  lo ammetto, ero un po’ scettica per via del soggetto da cui è tratta la pellicola. Questo film, però, me lo sono visto già due volte, non tanto perchè sia sto capolavoro imperdibile quanto perchè, a volte, ho bisogno di vedere una commedia romantica che sia ben congeniata e che non mi faccia arrivare il latte alle ginocchia dopo cinque minuti dall’inizio.

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Niente di più, niente di meno.
…Sante nonne…

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Addio SignoraQ. Addio forno rotto. Addio pavimento impulibile della cucina. Addio inutile gradino oltre l’ingresso. Addio suoni continui di ambulanza. Addio puzza della SignoraQ.

…Io trasloco… E intanto porto a termine qualche progetto

-33 al trasferimento!

Dite che starò portando troppe cose?

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