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Posts Tagged ‘discorsi’

Oggi, un anno fa accettavo gli affascinanti termini di utilizzo e iniziavo a scrivere quando più quando meno qualche pensiero. Da poco le scale abbiamo raggiunto i 5000 scalini percorsi e come per il primo traguardo, voglio vedere se è cambiato qualcosa, se la gente arriva qui ancora per gli stessi motivi.

3° posto
Ricerca: scale babele (ma allora qualcuno cerca proprio me!)
Post: About a boy (e tutti vogliono sapere le differenze tra il libro e il film…)

2° posto
Ricerca: sailor moon (ancora lei, inimitabile)
Post: Quando la garanzia scade… (Santa BabEle coi suoi santi link…)

1° posto
Ricerca: tumore fumo (…Spero che almeno possa aprire gli occhi a qualcuno…)
Post: Il fumo uccide

Mi ha sorpreo constatare anche che in moltissimi sul web ritengono che Mark Strong e Andy Garcia siano in una qualche relazione, visto l’alto numero di ricerche che hanno condotto qui. Ma più di ogni altra cosa ringrazio chi passa di qui e si ferma a leggere, a spulciare. E un grazie speciale va a chi ritorna, a chi rilegge. Grazie a voi.

BabEle

Vorrei fare come Google e cambiare un header al giorno...

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Ormai ho capito che è in autobus che riesco a incontrare le persone più strane…

Prendete una madre intorno ai trent’anni e con due figli piccoli seriosissimi a cui si sta tenendo una lezione sulla storia antica di Roma in modo favolesco e romanzato mentre il popolo romano moderno si snoda nel traffico.
Mamma: «…E poi c’è stato un grande incendio appiccatto da uno degli imperatori… Nerone. Quest’uomo prima ha appiccato il fuoco su Roma e poi pensate… Rimase dentro la sua villa a suonare la cetra mentre Roma bruciava!»
Figlia: «…Davvero?»
Mamma: «Già… Ma piuttosto chi vi ricorda questo atteggiamento?»
Figlia&Figlio con un gridolino acceso e trionfante come se solo quella potesse essere la risposta esatta, all’unisono: «IL PAPA’!!!!»

Perchè un piromane pazzo vi ricorda il papà?!

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Ero in autobus, tranquilla. Il lettore scarico messo a riposo in tasca. Tornavo a casa dopo aver svaligiato un discount di porcherie e dolciumi. Guardo fuori dal finestrino, stanca ma contenta. Un tizio, sulla quarantina mi guarda.

«Ciao, scusa… Sai dov’è ViaTalDeiTali
«…Mmmmhh… No, guardi. Mi spiace.»
Il tizio mi guarda stranito e indica l’auricolare che gli pende dall’orecchio: «Non sto parlando con lei. Non vede che sono al telefono?»
«. . . Mh. . . .»

E magari mi sarei anche dovuta scusare…

Quando la comodità è al primo posto...

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Voglio impiantare questo pittoresco modo di dire in Italia. Mi ci impegnerò, lo prometto.

Il dubbio
DottorT scrive:
*Da un forum :O
*”Probably not. There is something like 64 Meg.
assigned to a typical Java
app., and if this method
goes bananas over 12 chars, it indicates much
deeper problems in the code.”
*Banaaaaaana?!??!

La certezza:
Go bananas

Sto ancora ridendo, sappiatelo. Se non smetto andrò a banane…

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La copertina - Belli dentro

La quarta di copertina: Victor Mancini, studente di medicina fallito, ha architettato un fantasioso sistema per pagare le spese ospedaliere della vecchia madre: ogni giorno va a cena in un ristorante diverso e, nel bel mezzo della serata, finge di soffocare per colpa di un boccone andato di traverso. Immancabilmente qualcuno si lancia a salvarlo, e altrettanto immancabilmente diventa una sorta di padre adottivo del protagonista e in occasione dell’anniversario dell’incidente gli invia dei soldi. Dopo anni di questa attività il nostro eroe si trova a ricevere quasi quotidianamente un gruzzolo da persone di cui ormai non ricorda nulla ma che gli sono grate per aver dato un senso alle loro vite.

Chuck è cinico, spietato, volgare. Victor Mancini è egoista, gretto, sessuomane, solo e vivo. Questo libro è il ritratto di un fallimento dipinto da un artista che lo vede come meta inevitabile nella vita. Questo libro che ho letto in poche ore, è una chicca di nichilismo e di fredda analisi sulla condizione dell’uomo moderno portato al limite dell’esasperazione.

L’incipit: Se stai per metterti a leggere, evita. Tra un paio di pagine vorrai essere da un’altra parte. Perciò lascia perdere. Vattene. Sparisci, finchè sei ancora intero. Salvati.

Victor Mancini è alla quarta fase di un programma di disintossicazione in dodici fasi. La quarta fase è quella in cui devi tornare alla tua prima volta e da lì in poi ricordare, analizzare e annotare ogni volta che hai ceduto alla dipendenza. Non adatto a chi non ama linguaggi e situazioni particolarmente espliciti, questo è un libro impregnato di cinismo e disillusione. C’è tantissima frustrazione per una condizione di vita autoindotta e dalla quale si tenta (senza volerlo, in realtà) di uscire al grido di Sarò una persona migliore. La visione di Palahniuk che avevo già trovato e apprezzato in Fight Club, qui è, forse, ancora più forte, ancora più mirata allo svilimento dell’uomo: si nasce per soffrire la solitudine e il costante senso di inadeguatezza, non c’è alcuna via di scampo.

Questo libro è del 2001 e sembra scritto domani.

…E da un libro dal quale si poteva estrarre un altro capolavoro di culto (penso a Fight Club, firmato da Fincher -ho sentito qualcuno dire Se7en?-) è stato tratto un adattamento cinematografico a dir poco amatoriale.

  • Mi sono un po’ stufata degli adattamenti italiani che storpiano i nomi dei personaggi o danno accezioni diverse ad aggettivi stravolgendone il senso: Cherry Daiquiri qui diventa Darla Tujour e, per prendere un esempio a caso, incendiary (letteralmente incendiario) diventa controverso.
  • Gli attori sono esattamente come immaginavo i personaggi e in particolare Danny è davvero riuscito.
  • Una delle canzoni più belle dell’ultimo album dei Radiohead è nella colonna sonora.

La locandina - Troppo fucsia?

Qualche volta è quasi meglio il film e qualche altra no, questa è una delle volte no. Come sua prima volta dietro la macchina da presa, Clark Gregg non mi ha conquistato neanche un po’. Ok, ha avuto un riconoscimento prestigioso al Sundance Film Festival e probabilmente se lo meritava pure visto che come film preso a se stante, in realtà, non è poi così male: si intravedono le speranze di Victor, si percepisce la malinconia che deriva dalla sua condizione nonostante ostenti sicurezza e menefreghismo. Ma dopo il libro… Dopo il libro, il cui potenziale è praticamente infinito, questo film ne snatura in più punti la trama aggiungendo dialoghi che hanno ben poco di coerente con il testo e con il senso generale.

Credo di poterlo consigliare a chi il libro non l’ha letto, sempre tenendo conto del fatto che è una produzione indipendente, che il budget è limitato e che la storia è morbosa e apparentemente priva di senso… Poi non dite che non vi avevo avvertito.

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Un uomo vuole appendere un quadro. Ha il chiodo, ma non il martello. Il vicino ne ha uno, così decide di andare da lui e di farselo prestare. A questo punto gli sorge un dubbio: e se il mio vicino non me lo vuole prestare? Già ieri mi ha salutato appena. Forse aveva fretta, ma forse la fretta era soltanto un pretesto ed egli ce l’ha con me. E perché? Io non gli ho fatto nulla, è lui che si è messo in testa qualcosa. Se qualcuno mi chiedesse un utensile, io glielo darei subito. E perché lui no? Come si può rifiutare al prossimo un così semplice piacere? Gente così rovina l’esistenza agli altri. E per giunta si immagina che io abbia bisogno di lui, solo perché possiede un martello. Adesso basta! E così si precipita di là, suona, il vicino apre, e prima ancora che questo abbia il tempo di dire “Buon giorno”, gli grida: “Si tenga pure il suo martello, villano!” Paul Watzlawick da Istruzioni per rendersi infelici

Se, forse, tutti, me compresa, smettessimo di farci le seghe mentali, gli sproloqui interiori, i monologhi del neurone, allora, sì, lo dico con un certo margine di sicurezza, saremmo tutti felici.

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BabEle: «Ciao! Tre menù margherita di cui uno con le patatine maxi…»
Cameriera: «Ok… Il maxi menù vuoi grande anche la bibita?»
Uomo: «Uhm. Nono.. Va bene media.»
Cameriera: «Non si può. Si può avere solo tutto maxi se prendi il maxi.»
Uomo, un pochino perplesso dalla natura della domanda precedente vista l’impossibilità di fare altrimenti: «Uhm. Ok.»
Cameriera armeggia con il distributore di bevande alla spina: «Ecco. E’ finita la Fanta.»
BabEle: «Chissà se mangiamo stasera…»
Dottore, amico speciale di cui non è ancora stata mai fatta menzione: «Mh. Allora io prendo boh… Qualcos’altro.»
Cameriera: «No, no. Non c’è problema. Vado un attimo al bagno.»
Uomo, sgomento: «Oh no! Non in bagno!»

Per fortuna ho preso la Coca Cola.

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