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Posts Tagged ‘donne’

Per la serie Gli opposti si attraggono abbiamo Mike (Gerard “ThisIsSparta” Butler) e Abby (Katherine Heigl): lei totalmente presa dalla carriera e ancora in attesa del mitico principe azzurro, lui burbero uomo che neanche finge di essere sensibile e si mostra subito per l’orco sciupafemmine che è. Niente di più banale del classico paradigma dei contrari, pensavo io, eppure questo film mi ha fatto ridere. Una commedia che come tale può essere definita, che quando finisce ridi ancora ripensando a due o tre scambi di battute. Certo, niente di femonela e di nuovo, ma non sempre deve essere tutto nuovo: si può anche prendere un’idea ben collaudata e scriverci sopra una sceneggiatura frizzante, veloce e divertente come in questo caso. I personaggi, peraltro, sembrano direttamente stampati sopra i due attori… Lei con quell’aria dolce ma attraente e lui con quello sguardo da rude rubacuori impertinente, conducono una battaglia di quella che è meglio nota come la guerra tra i sessi. Vince la donna con i suoi sentimentalismi, le sue congetture, le sue pippe mentali … o vince l’uomo con il suo essere fisico, pratico e più diretto? Ne La dura verità, la battaglia la vince l’amore.

A confermare l’idea che questa possa essere una commedia divertente e ben congeniata c’è la filmografia di Robert Luketic, il regista, che mi aveva già divertito moltissimo con Quel mostro di suocera e colpito in modo positivissimo con 21… Quasi una garanzia!

Da vedere, magari con il fidanzato/a, per passare due ore a dire o a sentirsi dire “Anche tu fai/dici/pensi così!“.

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  • Keanu, te lo chiedo con il cuore in mano, ogni tanto, cambia espressione, ti prego.

Ma a parte Keanu, che poi, in fondo, ormai è diventato un clichè il fatto che ha un registro di tre espressioni, la storia si lascia guardare senza infamia e senza lode. Lei è Kate (Sandra Bullock), giovane donna che trasloca a Chicago e lascia questa bellissima (vorrei averla io, maledizione) casa costruita su un lago. Lui è Alex, architetto figlio di architetto, fratello di architetto, un po’ frustrato dal non poter liberamente esprimere il suo talento, che lascia Chicago e si trasferisce, per staccare la spina, su questa bellissima casa sul lago. La casa è la stessa eppure i loro presenti sono differenti, Alex e Kate comunicano attraverso la cassetta delle lettere che fa da finestra tra il 2006 (lei) e il 2004 (lui).

Una storia d’amore degna di un romanzo alla Nicholas Sparks, che sfrutta un’idea con del potenziale creando una pellicola tutto sommato piacevole da cui però non ci si deve aspettare niente di più che una storia d’amore degna di un romanzo alla Nicholas Sparks. Remake di Mare, film coreano che già si preoccupava di mostrare che l’amore supera ogni ostacolo, persino la barriera del tempo, ha sicuramente avuto più successo dell’originale, un po’ troppo di stampo asiatico per sfondare in occidente. Perdibile, ma se capita in televisione, può valere la pena di non cambiare canale.

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Ebbene sì. Erano anni che volevo vedere il film ma è una di quelle cose che passano sempre di mente… Ma ringrazio Uomo che nella sua infinita pazienza ancora mi consente di mettere piede in libreria nonostante io finisca sempre per riempire una busta di libri profumati. E’ stato in una delle mie scorribande che l’ho pescato, rosso, piccolo piccolo, con la copertina poco curata, accanto a più corposi mattonazzi di fama mondiale.

La quarta di copertina: Evelyn, una donna infelice e molto complessata, incontra in un ospizio Virginia, una vecchietta originale che le racconta una storia di tanti anni prima. Quella del Caffé di Whistle Stop, aperto in Alabama da una singolare coppia al femminile, la dolce Ruth e la temeraria Idgie, e frequentato da stravaganti sognatori, uomini di colore, poetici banditi e vittime della Grande Depressione. La movimentata vicenda di due donne, coinvolte loro malgrado in un omicidio, e la loro tenacia nello sconfiggere le avversità, ridanno a Evelyn la fiducia e la forza necessarie per affrontare le difficoltà dell’esistenza.

Pomodori verdi fritti al caffè di Whistle Stop è prima di tutto una storia di famiglia, un excursus generazionale tra l’Alabama, l’Illinois e la Georgia dagli anni della Grande Depressione a quelli di poco precedenti alla pubblicazione del libro, 1987 per gli States e solo nel 1992 per l’Italia. Un libro pieno di brevi istantanee che colgono il profumo in particolare dei primi anni cinquanta di un sud caldo e pieno di tradizione. E’ il flashback generazionale di Virginia “Ninny” Threadgoode che si intrattiene nella sala dei visitatori di una casa per anziani con la più giovane Evelyn Couch, infelice e insicura donna sposata all’alba della mezza età. E’ tramite i racconti e le rievocazioni dell’anziana Ninny, che Evelyn compirà un viaggio tra i sapori, i colori, i caratteri di un piccolo paese dell’Alabama, e, soprattutto, un viaggio verso la consapevolezza di se stessa. Un libro spensierato, leggero, che si legge in un soffio, traccia un bellissimo ritratto colorato come le foto sbiadite da decenni di un sud rotto dalla Grande Depressione, da un razzismo spietato, osteggiato solo dai più “ribelli”, e da saldi valori familiari… Una piccola perla in edizione economica da tenere in mezzo a libri che sfoggiano una copertina migliore ma sicuramente un contenuto meno “appetibile”. Fannie Flagg (e il primo tentativo con lei l’avevo fatto con  successo su questo libro) con l’occhio di chi certe atmosfere le ha vissute, carica ogni personaggio di una credibilità dolceamara tale da farsi leggere in un baleno desiderando di calpestae anche solo per cinque minuti il pavimento del Caffè e sentire il suono di qualcosa che frigge in cucina. Un po’ come Evelyn, si rimane arricchiti dalla storia della famiglia Threagoode, dai loro dolori, dalle loro gioie.

Ho pensato subito che il film, nonostante la sceneggiatura scritta in collaborazione dalla stessa Fannie Flagg, non avrebbe retto il colpo ma già dopo la prima mezz’ora mi sono dovuta ricredere, e di brutto.

  • 1992, l’anno in cui Mediterraneo di Salvatores vinceva l’Oscar come miglior film straniero, questo veniva candidato come miglior sceneggiatura non originale: l’ambita statuetta è stata però accaparrata da “Il silenzio degli innocenti”.

Jon Avnet, non so per voi ma per me è un nome nuovissimo, dirige questo adattamento con la consapevolezza di avere tra le mani qualcosa di commovente, che deve andare dritto al cuore e al cervello di chi lo guarderà. Il prodotto finito è un film dolce, ironico, divertente e molto commovente. Nonostante tutte le piccole modifiche che lo scostano dal libro (molte delle trame dei personaggi secondari sono state infatti tagliate incentrando la storia quasi esclusivamente sulle due coppie: Idgie e Ruth dal passato, Evelyn e Ninny nel presente) e il finale differente (che in effetti non pesa più di tanto in quanto altra possibile naturale conclusione della storia), i lettori non dovrebbero rimanerne delusi. Chi invece non ha mai sfogliato le pagine si prepari ad un film che ormai ha quasi vent’anni ma che dimostra che alla fine, di generazione in generazione, potranno cambiare i modi di vestire e i posti in cui si abitano, ma l’uomo rimane sempre lo stesso. Commuove (e se lo dico io…) e fa sorridere: da vedere, sicuramente, anche fosse solo per affacciarsi su una realtà rccontata con sincerità e che noi non potremo mai capire fino in fondo.

E direttamente dai ricordi di Ninny: Pomodori verdi fritti con salsa al latte

Ingredienti:
3 cucchiai di grasso di pancetta (vanno bene anche 50-70 grammi di burro ndB)
farina
4 pomodori verdi affettati
latte
uova sbattute
sale
pangrattato
pepe

Per maggiori dettagli (e una piccola variante) rispetto a quelli di Ninny clicca l'immagine.

Scaldate il grasso in una padella per friggere. Bagnate i pomodori nell’uovo sbattuto, quindi passateli nel pangrattato. Friggeteli fino a quando non saranno coloriti da entrambi i lati e sistemateli su un piatto. Per ciascun cucchiaio di grasso rimasto nella padella aggiungetene uno di farina (il che equivale a circa 10-15 grammi per cucchiaio ndB) e mescolate bene. Quindi versate, sempre mescolando, una tazza di latte tiepido (corrisponde a circa  240 ml ndB) e lasciate cuocere finchè la salsa non si addenserà, senza mai smettere di mescolare. Aggiungete sale e pepe a piacere. Versate sui pomodori e servite bollente. Il meglio che c’è. E BabEle conferma ancora quasi con la bocca piena…

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Ormai ho capito che è in autobus che riesco a incontrare le persone più strane…

Prendete una madre intorno ai trent’anni e con due figli piccoli seriosissimi a cui si sta tenendo una lezione sulla storia antica di Roma in modo favolesco e romanzato mentre il popolo romano moderno si snoda nel traffico.
Mamma: «…E poi c’è stato un grande incendio appiccatto da uno degli imperatori… Nerone. Quest’uomo prima ha appiccato il fuoco su Roma e poi pensate… Rimase dentro la sua villa a suonare la cetra mentre Roma bruciava!»
Figlia: «…Davvero?»
Mamma: «Già… Ma piuttosto chi vi ricorda questo atteggiamento?»
Figlia&Figlio con un gridolino acceso e trionfante come se solo quella potesse essere la risposta esatta, all’unisono: «IL PAPA’!!!!»

Perchè un piromane pazzo vi ricorda il papà?!

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Tra tre giorni me ne vado. Tra tre giorni i problemi di questa casa non saranno più miei problemi. Libererò le mie narici dal nauseabondo odore di SignoraQ, le mie orecchie dal suo fastidioso e aritmico russare. Certo è, in ogni caso, che andrò a prendermi i problemi di un’altra casa, di una casa che ancora non conosco bene e nella quale entro ancora con lo spirito di un ospite. Agghindo il portachiavi con un piccolo elefantino vecchio di dieci anni e penso a come appendere la bacheca con le foto e i post it sopra la scrivania, penso a come fare più mia quella stanza, tutta per me per la prima volta nella mia vita con uno spazio che è solo ed interamente mio, interdetto a tutto il resto. Prima un fratello di dieci anni più grande e poi l’esperienza atroce con la SignoraQ e prima di lei con una ragazza completamente fuori di testa. Mi sembra uno di quei salti nel vuoto che fino all’ultimo pensi che ce la fai a non farlo a tenere duro e resistere…

Poi succede che una domenica sera arriva la biondissima GigìLaDà, la coinquilina dei post-it, che non vedevi da cinque mesi (e che però continuava a dirti che c’è sempre stata) che ti annuncia che se ne torna a casa sua e che contrita ti dice che ha perso tutto, il lavoro, i soldi, il fidanzato di vent’anni più grande. Con distacco tu la guardi e le dici “Mi dispiace“. E allora SignoraQ ha la magnifica idea di proporre una cena con tutte le inquiline della vecchia guardia… Ed è allora che capisci che quel salto è indispensabile, che ne va della tua sopravvivenza psico-fisica.

Riassunto della serata?

...quando il piccolo ha voglia di farsi sentire...

GigìLaDà si è ovviamente rimessa con quel tizio e ha parlato tutta la sera di quanto lei sia incompatibile con questa persona. Che sono stati insieme cinque mesi, di cui tre passati in caccia, nel perfetto prototipo di preda-cacciatore in cui lei è quella che se la tira tantissimo facendo impazzire lui che inizia a desiderarla come se fosse l’unica donna sulla terra. Gli altri due sono passati a distanza e lasciandosi tre volte. Sarebbe questa una storia tra adulti? Sì. Perchè ovviamente io non posso capire blabla perchè sono piccola blabla. Allora ho capito qualcosa in più degli adulti come dicono loro: metti insieme delle persone di cui non ti frega niente e passa la tua intera serata a riderci insieme come e fossero le tue migliori amiche fingendo di interessarti alle domande che fanno e soprattutto alle risposte che ti danno. Se ho capito bene dovrebbe essere così… Bah.

Io intanto metto lo scotch sull’ultimo scatolone.

Look inside, look inside your tiny mind
and look a bit harder
cause we’re so uninspired
so sick and tired
of all the hatred you harbor

F*** you– Lily Allen

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  • Il rallenty non è sempre sinonimo di pathos estremo: qui l’impressione è che sia usato per allungare il brodo.
  • Ma che doppiatrice hanno scelto per la Thurman?

Tra passato e presente

Ok, il pretesto è più che serio, fa riflettere e ripunta l’obiettivo su avvenimenti che spesso si tende ad insabbiare nel tempo: prendete un ragazzo squilibrato che si sente solo e odia tutti, e mettete caso che questo ragazzo abbia un’arma facilmente reperibile e che quello stesso ragazzo sia andato a scuola con un’idea ben precisa. Ecco il pretesto. Ma non basta di certo un pretesto toccante e dal facile impegno emotivo per fare un bel film, questo è certo.

Più continuava a scorrere sul monitor più continuavo a chiedermi se sarebbe mai arrivato un punto in cui c’era effettivamente qualcosa da guardare. Non mi è piaciuto. Non è tanto il modo di raccontarla che non mi è rimasto nella mente, quanto più che altro la storia in sè: della morale sulla violenza nelle scuole resta ben poco, quasi niente, mentre siamo costretti a sorbirci una Thurman vagamente psicotica doppiata in un modo da farti chiedere ogni due minuti se il mixaggio globale abbia qualcosa che non va.

Insomma… Del tutto trascurabile.

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  • Finalmente una commedia sui rapporti di coppia che non sia del tutto scontata. Bel risultato.
La verità è che non gli piaci abbastanza

Sei una donna che non è in grado di restare da sola? Sei un uomo che non sopporta più sua moglie? Sei il “migliore amico” della donna che desideri di più? Sei una donna con un compagno che non è pronto ad impegnarsi? Sei ossessionato dal conoscere persone su internet? Oh insomma… Ce n’è per tutti i gusti. Un cast variopinto e ben assortito dipinge dieci situazioni da manuale (nel vero senso della parola) in un modo tale da non renderne banale nemmeno una. Ci sono punti di vista schietti e sinceri che non stento a definire credibili: si infrangono molti dei clichè per cui, ad esempio, l’uomo “mascalzone” qui non si redime tramutandosi a fine film in un perfetto principe azzurro…

Non sono una che venera i manuali di auto-aiuto, (sapete, quelli che ti dicono come essere più sicuro di te, come potenziare le tue capacità, come risolvere qualsiasi problema esistente) e  lo ammetto, ero un po’ scettica per via del soggetto da cui è tratta la pellicola. Questo film, però, me lo sono visto già due volte, non tanto perchè sia sto capolavoro imperdibile quanto perchè, a volte, ho bisogno di vedere una commedia romantica che sia ben congeniata e che non mi faccia arrivare il latte alle ginocchia dopo cinque minuti dall’inizio.

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