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Posts Tagged ‘fastidio’

  • Prodotto da niente popò di meno che la stessa Eva Mendes, anche protagonista. Coincidenza…?

Film sulla scarsa, pressochè nulla, moralità dei produttori televisivi che sono i primi a rendersi conto di spacciare vera e propria spazzatura per grande culto. Lo scopo di questo pseudo documentario è proprio quello di puntare l’attenzione su quanto spesso si faccia leva sui desideri più ingenui ed innocenti delle persone (tipicamente il semplice “essere felici”) per arrivare all’estremo. Katy (Eva Mendes) è la produttrice di punta di una rete televisiva (per chi non lo sapesse, il produttore di un programma è colui che ne cura l’idea, il progetto e parte dei contenuti) e le viene la brillante idea di far giocare sei persone alla roulette russa per 5 milioni di dollari in una striscia serale di mezz’ora. Unico inconventiente… ogni sera, uno tra i sei “fortunati” concorrenti perde la vita perché si spara un colpo alla testa.

Ora… Ennesima critica alla tv-spazzatura? Bene. Concordando su tutta la linea mi butto a pesce nella visione e sono pronta a tutto. Dopo più di metà ancora non sono stata catturata, la regia è strana persino per essere un docu-film, lei provoca solo empatia negativa e il resto dei personaggi sono vuoti, costruiti e spenti. Inizio ad ipotizzare in compagnia circa cinque finali diversi e decidiamo, in accordo, che l’unico modo per cui il film abbia una speranza è di terminare proprio in uno esatto dei sei modi ma… No. Il film è proprio brutto. Uno spera che dopo due ore di filippica sulla tv cattiva, almeno si raggiunga una conclusione moraleggiante, un no chiaro e forte e invece niente. Lento e poco digeribile ha dalla sua qualche scena in cui i dialoghi sono taglienti e strutturati con particolare accuratezza… Ma tolti quei quattro minuti, è un altro pezzo di spazzatura che gira in tv. Da evitare, si era intuito?

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Quando è limitata è limitata. Non ci sono appigli possibili. Quando il tuo router in comodato d’uso ti abbandona lungo la strada e tu sei in mezzo alla preparazione di tre esami e un tirocinio, l’unica cosa che c’è da fare è chiamare GentileOperatore per una “rapida” sostituzione con tanto di menzione di priorità perché, cito, “si sente che avete bisogno della connessione…“.

E’ quando Internet consente la comunicazione tra due poli opposti e non consente di raggiungere il router dal pc tramite il cavo di rete perfettamente collegato che amo la tecnologia.

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Tra tre giorni me ne vado. Tra tre giorni i problemi di questa casa non saranno più miei problemi. Libererò le mie narici dal nauseabondo odore di SignoraQ, le mie orecchie dal suo fastidioso e aritmico russare. Certo è, in ogni caso, che andrò a prendermi i problemi di un’altra casa, di una casa che ancora non conosco bene e nella quale entro ancora con lo spirito di un ospite. Agghindo il portachiavi con un piccolo elefantino vecchio di dieci anni e penso a come appendere la bacheca con le foto e i post it sopra la scrivania, penso a come fare più mia quella stanza, tutta per me per la prima volta nella mia vita con uno spazio che è solo ed interamente mio, interdetto a tutto il resto. Prima un fratello di dieci anni più grande e poi l’esperienza atroce con la SignoraQ e prima di lei con una ragazza completamente fuori di testa. Mi sembra uno di quei salti nel vuoto che fino all’ultimo pensi che ce la fai a non farlo a tenere duro e resistere…

Poi succede che una domenica sera arriva la biondissima GigìLaDà, la coinquilina dei post-it, che non vedevi da cinque mesi (e che però continuava a dirti che c’è sempre stata) che ti annuncia che se ne torna a casa sua e che contrita ti dice che ha perso tutto, il lavoro, i soldi, il fidanzato di vent’anni più grande. Con distacco tu la guardi e le dici “Mi dispiace“. E allora SignoraQ ha la magnifica idea di proporre una cena con tutte le inquiline della vecchia guardia… Ed è allora che capisci che quel salto è indispensabile, che ne va della tua sopravvivenza psico-fisica.

Riassunto della serata?

...quando il piccolo ha voglia di farsi sentire...

GigìLaDà si è ovviamente rimessa con quel tizio e ha parlato tutta la sera di quanto lei sia incompatibile con questa persona. Che sono stati insieme cinque mesi, di cui tre passati in caccia, nel perfetto prototipo di preda-cacciatore in cui lei è quella che se la tira tantissimo facendo impazzire lui che inizia a desiderarla come se fosse l’unica donna sulla terra. Gli altri due sono passati a distanza e lasciandosi tre volte. Sarebbe questa una storia tra adulti? Sì. Perchè ovviamente io non posso capire blabla perchè sono piccola blabla. Allora ho capito qualcosa in più degli adulti come dicono loro: metti insieme delle persone di cui non ti frega niente e passa la tua intera serata a riderci insieme come e fossero le tue migliori amiche fingendo di interessarti alle domande che fanno e soprattutto alle risposte che ti danno. Se ho capito bene dovrebbe essere così… Bah.

Io intanto metto lo scotch sull’ultimo scatolone.

Look inside, look inside your tiny mind
and look a bit harder
cause we’re so uninspired
so sick and tired
of all the hatred you harbor

F*** you– Lily Allen

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…diceva un incazzatissimo Ted Neeley nei panni di Gesù, nel celeberrimo musical.

Lo diceva a dei pagani che infestavano il tempio di Gerusalemme con un mercato pieno di sesso, armi e corruzione. Bene, io, ora, mi chiedo che cosa succederebbe se dovesse tornare ad esaminare il sistema ecclesiastico (Gesù, non Neeley). Altro che prostitute, mitragliatrici e scommesse… Ne avrebbe di cose da buttare giù, e molte. E allora io mi chiedo perchè, siccome sono i  Vangeli che dicono che Gesù scacciò i mercanti dal tempio, se al catechismo si studiano proprio i Vangeli, l’ordine ecclesiastico sia alla stregua di un’associazione mafiosa: sesso, corruzione, potere politico, pedofilia, raggiro, opulenza, mistificazione, favoritismo, immunità penale. E non è per la riesumazione dello scandalo più vecchio, noto e insabbiato di tutti, che scrivo. E’ solo perchè stamattina mi sono svegliata cantando questa canzone. Ed è venuto tutto in automatico…

My temple should be a house of prayer
But you have made it a den of thieves

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…è bene che mi stia seduto a circa due poltrone di distanza (avendo le braccia molto lunghe, una è troppo poca).

E’ fastidioso perchè:

  • Se è un momento di stacco nelle battute, tipicamente c’è la musica che aiuta a affondare nel senso delle immagini e se c’è, io voglio sentirla.

  • Se è un momento di dialogo, l’applauso di uno attira l’applauso di altri che fanno perdere il filo e le battute salienti: non siamo a teatro, gli attori non smettono di parlare se sentono un applauso.

Quello che in assoluto trovo più fastidioso è il fatto che si rida sguaiatamente ad una battuta facendo scattare poi l’applauso: non, ripeto NON, siamo a Zelig.

Ora…

Da Wikipedia: L’applauso è fin dall’antichità un modo per esternare la propria approvazione e il proprio consenso a una o più persone. Già gli antichi romani applaudivano i gladiatori vittoriosi nelle arene. Tale manifestazione consiste nel battere i palmi delle mani ripetutamente producendo un suono secco e forte, che solitamente unito agli applausi di altre persone risulta simile a uno scroscio.

Al cinema chi accidenti stai omaggiando con il tuo applauso? C’è il regista imboscato nella platea? O forse il cast? O forse il direttore alla fotografia? AAAAAH!! C’è la comparsa che fa il cassiere nella quarta inquadratura della sesta scena, no?

E poi basta con questo abuso d’applauso. In un momento in cui siamo circondati da scrittori, musicisti, artisti , comici e attori appena mediocri, centelliniamo con attenzione l’applauso, affiniamo il nostro senso critico, promettiamo di far emergere dal mucchio soltanto chi ne è davvero meritevole. Arduo compito eh? Impegnamoci, tutti insieme e ricordate, ora e sempre…

Questo è un abuso. Scatta un fragore ogni quattro secondi e di divertente non c’è assolutamente nulla. Non solo non dovrebbero esserci applausi, non dovrebbero esserci risate, non dovrebbe esserci pubblico.

Questo è un uso corretto degli applausi. Nè troppi che diventano fastidiosi interrompendo ritmo e cadenze, nè troppo radi che aumenterebbero troppo la tensione sulle battute successive. Fino al secondo minuto non scatta nessun applauso. E quando scatta è per un luogo comune che viene condiviso da tutta la popolazione.

Per cui eccomi a fare un appello al vostro senso critico: prima di applaudire, o più in generale lodare, qualcuno, chiedetevi sempre se ne vale la pena.

Grazie grazie, non dovevate.

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…ma poi passa.

NO. Non è un post filosofico sul senso della vita. No, non è nemmeno il post che avrei voluto scrivere ieri (perchè ancora non si è rifatto vivo). No, non è neanche riferito ai miei peli del naso rispetto al fetore di SignoraQ. No, no e ancora no.

E’ un pomeriggio piovoso e dopo l’incontro prefissato i due, BabEle e Uomo, si recano presso AmbulatoriClinici per sostenere una visita oculistica con DrOcchio. BabEle è un pochino, un po’, abbastanza, ok molto, nervosa e non fosse stato per Uomo, santo subito, probabilmente sarebbe ancora davanti al cancello in ferro battuto della struttura. E’ solo una semplice visita. Lui con la ragione la convince abilmente che faranno poco più che metterle del collirio nell’occhio. Ok.

BabEle: «Dove vado?»
Uomo: «Subito a destra…»
BabEle davanti ad un bivio abbastanza eloquente prende la sinistra convintissima: «Ah di qua?»
Uomo (.-.): «A destra…»

Dopo questo inizio scoppiettante entrano nell’ambulatorio e proseguono per l’accettazione. E’ un’operazione indolore. Si ottiene un numeretto, il 51. L’attesa è quasi divertente ma grazie e solo a Uomo che spara stronzate per distrarre BabEle. La popolazione in sala d’attesa non è molto varia. L’età media è di 70 anni. Più uno strano ma dolce vecchietto che gira in pigiama per il corridoio. Aspettano. Aspettano. Ogni volta arriva CamiceBianco che chiama un numeretto. 45. 49. 47. 54.

BabEle: «…Ma che ordine è? Io ho il 51… Vanno a caso?»
Uomo con fare abbastanza sprezzante indica un cartello che eloquentemente spiega che le chiamate avvengono per ordine di prenotazione e non di accettazione. Perse, quindi, le speranze di capire quando BabEle sarà chiamata si abbandonano ai commenti sulla fauna in attesa e si pongono, anche loro, l’annoso quesito: ma come fa ad uscire, dopo un’ora che siamo qui, persone che non sono mai entrate?
Ancora attendono e dopo quaranta minuti FuturoDrOcchio chiama il numero 51. Domande di routine e leggero panico.

Prima prova: La strana luce
BabEle si siede su uno sgabelletto. Poggia fronte e mento sul macchinario e via con una accecante immagine verde che prima diventa nitida poi no. Poi nitida. Poi no. Poi nitida. Poi cambio occhio. Poi nitida. Poi no. Poi nitida poi no.

Seconda prova: L’uragano Catrina
BabEle si ruota con lo sgabelletto di 180° e trova un altro aggeggio. Poggia la fronte e il mento. Occhio sbarrato.
FuturoDrOcchio: «Guardi la luce.»
BabEle: «…Quella rossa?»
FuturoDrOcchio: «Sì. E non si preoccupi è solo un leggero soffio.»
Il leggero soffio di cui sopra è una specie di sibilo rapidissimo dentro l’occhio spalancato. La sorpresa e lo sgomento sono alle porte, il sobbalzo è già uscito. Tocca all’altro occhio e BabEle è leggermente più preparata all’uragano che sta per abbattersi sul suo bulbo… PFFFF! Altro breve sussulto. Seconda prova superata.

Terza prova: Meglio rosso o verde?
FuturoDrOcchio: «Ultima riga?»
BabEle: «Tì. Effe. …..Acca? ….Dì??»
FuturoDrOcchio: «Proviamo così.»
BabEle: «Aaaaaah. Meglio. Tì. Effe. Enne. O.»
FuturoDrOcchio: «Bene. Qui distingue meglio le lettere sul verde o sul rosso?»
BabEle: «Ah. Perchè, sul rosso ci sono delle lettere?»
FuturoDrOcchio: «Proviamo così…»
BabEle: «Sì, è vero. Ci sono proprio delle lettere.»
FuturoDrOcchio: «Mh. Come pensavo.»
BabEle: «Oddio. Cosa?»
FuturoDrOcchio: «I suoi occhiali correggono un problema all’occhio destro che in realtà non esiste. Quel problema è all’occhio sinistro.»
BabEle: «Capisco. Ora cosa devo fare?»
FuturoDrOcchio: «Ora può aspettare fuori che richiamiamo il numero 51 per la visita con DrOcchio
Un pochino sconcertata dalla rivelazione del giovane FuturoDrOcchio, ora esce dalla stanza in attesa di fare la visita per il fondo oculare. L’ultima prova.

Ultima prova: Il faro da 100 watt
Uscita dalla prima stanzetta, BabEle torna a riaccasciarsi su Uomo che, di nuovo santo, stava aspettando insieme agli anziani in sala d’attesa. Ora le comunica che arriverà DrOcchio che le metterà delle gocce sugli occhi per fare in modo che la pupilla si dilati e non si contragga anche se invasa di luce. Affascinata, BabEle, gli chiede altre informazioni. Lui le spiega, di nuovo santo subito, che non c’è niente di preoccupante: una luce intensa e molto chiara le verrà passata prima su un occhio e poi su un altro per poter vedere all’interno.

DrOcchio: «51!»
BabEle si alza.
DrOcchio: «No, no. Resti. Devo metterle il collirio… All’inizio brucia un po’ eh. Ma poi passa.» PLICH PLICH
BabEle, gli occhi bruciano, lei chiude gli occhi e si appoggia sulla spalla di Uomo per somatizzare l’intrusione del liquido.
DrOcchio: «54. Eccoci. All’inizio brucia un po’. Ma dopo passa… Ecco fatto. 52. Allora… Tenga questo.. All’inizio brucia un po’… Ma poi passa. Allora.. Il prossimo… 57. Ecco aspetti. Ok. All’inizio brucia un po’…»
Uomo, a bassa voce: «…ma poi passa.»

No. Niente rave party o mostri in vista. Solo un po' di magico collirio...

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La mia coinquilina, si, sempre lei, puzza.

A parte emanare questo olezzo per tutto il giorno, non so se i suoi neuroni siano in grado di fare altro visto che, anche stasera mi ha chiesto (per ben sette volte) se volevo le cazzo di OrecchietteConQuelFottutoCondimentoRifritto. Per una volta non stavo telefonando ma sostituite “Telefono” con “Sto pulendo, io” e il dialogo è il medesimo. Sempre le stesse cose e voi penserete “Ecchecaspiterina Babele, pure tu… Invece di ammorbarci con la rubrica Esticazzi sulla tua coinquilina, digliele a lei ste cose, no?“. Fatto. Io vi giuro che l’ho fatto. Niente. Niente, non succede niente. Oltre al suo essere pedante nell’accezione peggiore che potete concepire per questo termine, è proprio una persona SPORCA. Nel senso che è capace di vivere nel lordo. Adesso, sì, in questo preciso istante, sta soffriggendo non so cosa in una padella che io non uso usare perchè lei ci lascia ogni volta due dita di grasso. So già che dopo non laverà il fornello costringendomi, domani mattina, a dover quasi vomitare nel momento in cui andrò a mettere il caffè sul fuoco (sì, per la cronaca il mercoledì è il mio turno per le pulizie e io le faccio, facendo come prima cosa, nel pomeriggio, la cucina. E io ho già cenato. Ho già pulito).

Finalmente, domani, vado a vedere un appartamento nuovo. Puzza pure SignoraQ, io me ne vado!

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