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Posts Tagged ‘film’

Undici anni. Un dettaglio a caso? No. Undici anni sono gli anni spesi da Christopher Nolan per la scrittura e la realizzazione di questo progetto. Se per produrre qualcosa di qualità ci vuole tutto questo tempo, saremmo tutti ben lieti di vedere un solo film all’anno, parola mia.

Ma quello di Christopher Nolan è un nome che è anche un po’ una garanzia: pensiamo a Memento, suo primo lungometraggio di fama mondiale, che ha sfiorato il jackpot di premi…

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Per la serie Gli opposti si attraggono abbiamo Mike (Gerard “ThisIsSparta” Butler) e Abby (Katherine Heigl): lei totalmente presa dalla carriera e ancora in attesa del mitico principe azzurro, lui burbero uomo che neanche finge di essere sensibile e si mostra subito per l’orco sciupafemmine che è. Niente di più banale del classico paradigma dei contrari, pensavo io, eppure questo film mi ha fatto ridere. Una commedia che come tale può essere definita, che quando finisce ridi ancora ripensando a due o tre scambi di battute. Certo, niente di femonela e di nuovo, ma non sempre deve essere tutto nuovo: si può anche prendere un’idea ben collaudata e scriverci sopra una sceneggiatura frizzante, veloce e divertente come in questo caso. I personaggi, peraltro, sembrano direttamente stampati sopra i due attori… Lei con quell’aria dolce ma attraente e lui con quello sguardo da rude rubacuori impertinente, conducono una battaglia di quella che è meglio nota come la guerra tra i sessi. Vince la donna con i suoi sentimentalismi, le sue congetture, le sue pippe mentali … o vince l’uomo con il suo essere fisico, pratico e più diretto? Ne La dura verità, la battaglia la vince l’amore.

A confermare l’idea che questa possa essere una commedia divertente e ben congeniata c’è la filmografia di Robert Luketic, il regista, che mi aveva già divertito moltissimo con Quel mostro di suocera e colpito in modo positivissimo con 21… Quasi una garanzia!

Da vedere, magari con il fidanzato/a, per passare due ore a dire o a sentirsi dire “Anche tu fai/dici/pensi così!“.

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  • Keanu, te lo chiedo con il cuore in mano, ogni tanto, cambia espressione, ti prego.

Ma a parte Keanu, che poi, in fondo, ormai è diventato un clichè il fatto che ha un registro di tre espressioni, la storia si lascia guardare senza infamia e senza lode. Lei è Kate (Sandra Bullock), giovane donna che trasloca a Chicago e lascia questa bellissima (vorrei averla io, maledizione) casa costruita su un lago. Lui è Alex, architetto figlio di architetto, fratello di architetto, un po’ frustrato dal non poter liberamente esprimere il suo talento, che lascia Chicago e si trasferisce, per staccare la spina, su questa bellissima casa sul lago. La casa è la stessa eppure i loro presenti sono differenti, Alex e Kate comunicano attraverso la cassetta delle lettere che fa da finestra tra il 2006 (lei) e il 2004 (lui).

Una storia d’amore degna di un romanzo alla Nicholas Sparks, che sfrutta un’idea con del potenziale creando una pellicola tutto sommato piacevole da cui però non ci si deve aspettare niente di più che una storia d’amore degna di un romanzo alla Nicholas Sparks. Remake di Mare, film coreano che già si preoccupava di mostrare che l’amore supera ogni ostacolo, persino la barriera del tempo, ha sicuramente avuto più successo dell’originale, un po’ troppo di stampo asiatico per sfondare in occidente. Perdibile, ma se capita in televisione, può valere la pena di non cambiare canale.

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  • Uffff! Il titolo originale è I love you Philip Morris, perché cambiarlo così?!

Censura, censura e ancora censura sono le parole chiave per guardare a questo film. Se lasciamo da parte il fatto che è una produzione minore, che non è proprio la trama più riuscita del mondo e che il risultato è un film appena soddisfacente dove per la maggior parte del tempo non succede niente, allora la chiave è la censura. A partire dal titolo reso del tutto implicito, sono tagliate tutte le scene in cui si intuisce anche solo vagamente un atto sessuale omosessuale e sin dal trailer quello che dovrebbe emergere è l’aspetto commedia del fatto che Jim Carey fa… Jim Carey (mi ha ricordato molto Dick e Jane che invece consiglio molto ndB). Anche nel manifesto Philip Morris (Ewan McGregor, bravissimo come sempre) è piccolissimo, in disparte come se lui nel film fosse a malapena una specie di comparsa.

Ma se anche escludessimo questo lavoretto di taglia e cuci, del film cosa resterebbe? Niente. Nonostante si comprenda pienamente che la produzione è a basso costo, la critica alla società è scontata e non offre più di uno spunto di riflessione. C’è anche da dire che il film, escluse tre battute e due gag (che peraltro sono le stesse che compongono il trailer) non fa ridere…

Alla fine dei conti diciamo che lo consiglio solo a chi vanta tutta la filmografia dei protagonisti; per gli altri è del tutto trascurabile, parola di BabEle.

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  • Prodotto da niente popò di meno che la stessa Eva Mendes, anche protagonista. Coincidenza…?

Film sulla scarsa, pressochè nulla, moralità dei produttori televisivi che sono i primi a rendersi conto di spacciare vera e propria spazzatura per grande culto. Lo scopo di questo pseudo documentario è proprio quello di puntare l’attenzione su quanto spesso si faccia leva sui desideri più ingenui ed innocenti delle persone (tipicamente il semplice “essere felici”) per arrivare all’estremo. Katy (Eva Mendes) è la produttrice di punta di una rete televisiva (per chi non lo sapesse, il produttore di un programma è colui che ne cura l’idea, il progetto e parte dei contenuti) e le viene la brillante idea di far giocare sei persone alla roulette russa per 5 milioni di dollari in una striscia serale di mezz’ora. Unico inconventiente… ogni sera, uno tra i sei “fortunati” concorrenti perde la vita perché si spara un colpo alla testa.

Ora… Ennesima critica alla tv-spazzatura? Bene. Concordando su tutta la linea mi butto a pesce nella visione e sono pronta a tutto. Dopo più di metà ancora non sono stata catturata, la regia è strana persino per essere un docu-film, lei provoca solo empatia negativa e il resto dei personaggi sono vuoti, costruiti e spenti. Inizio ad ipotizzare in compagnia circa cinque finali diversi e decidiamo, in accordo, che l’unico modo per cui il film abbia una speranza è di terminare proprio in uno esatto dei sei modi ma… No. Il film è proprio brutto. Uno spera che dopo due ore di filippica sulla tv cattiva, almeno si raggiunga una conclusione moraleggiante, un no chiaro e forte e invece niente. Lento e poco digeribile ha dalla sua qualche scena in cui i dialoghi sono taglienti e strutturati con particolare accuratezza… Ma tolti quei quattro minuti, è un altro pezzo di spazzatura che gira in tv. Da evitare, si era intuito?

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Quando sono sommersa dagli impegni inizio a scrivere duecento articoli che poi rimangono lì, fermi, parcheggiati in “Bozze” o intrappolati in giallissimi post-it che appendo quasi ovunque. Voglio tirarli fuori, mano a mano, e impacchettarli per voi, per dirvi a quali film starò più lontana e per quali invece ricorro al loop per qualche scena… Una specie di buon proposito per il settembre nuovo, insomma.

Purtroppo, quando l’estate è povera di sostanza cinematografica è al mitico DVD che bisogna ricorrere: è l’estate il momento in cui uno scorre la lista mentale di tutti i film per i quali ha detto “Aaaaah! Figo questo lo voglio proprio andare a vedere quando esce!” e poi i cartelloni si sono staccati, il film è passato per lasciare spazio a qualche titolo nuovo e voi ancora sul divano a lambiccarvi su qual’era il titolo di quel film che l’anno scorso avreste voluto vedere…

Raccolti per voi alcuni film degli ultimi anni che meritano, chi più chi meno, di essere presi in considerazione quando uno schermo e il lettore DVD sembrano essere gli unici amici di cui disponiamo!


CineEstate 2010 – La rassegna agostina delle Scale

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Conquistata da Snatch, quasi totalmente digiuna dello Sherlock Holmes letterario e attratta da questa versione un po’ meno primo novecento e molto poco “Elementare Watson” ho noleggiato questo film. Se ne sono rimasta contenta? Bien sur que oui! Basta con quel cappellino di tweed per il grande investigatore e con la pancia da riposo del caro Watson. Prendiamo due attori di fascino, molto molto fascino, e mettiamoli dentro un film per cambiare l’immagine che tutti hanno del detective e il risultato sarà…? Un film scoppiettante, con il taglio inconfondibile di Ritchie che lo rende veloce e con tanti piccoli sbocchi di tensione ben congeniata… La trama? Volete qualche informzione sulla trama di un film di investigazione? Niente di nuovo: ci sono uno o più morti, uno o più misteri misteriosi, una o più donne affascinanti, uno o più cattivi molto cattivi. Sembra un accozzaglia di luoghi comuni, e in effetti, un po’ lo è, ma stiamo sempre parlando di un personaggio e di storie che sono le stesse da decenni, molti decenni. E poi che importa? Quando un film è ben congeniato anche gli escamotage più comuni diventano un ottimo pretesto per creare un pacchetto finale che odora di originale e di divertente. Se avete una serata libera e non volete impegnarvi in niente nè di particolarmente emotivo, nè di particolarmente pesante, ecco le due ore che fanno per voi.

E… Qualcuno sa dirmi se Andy Garcia sa di avere un fratello, gemello per giunta?

Andy Garcia e Mark Strong: giochiamo a "trova l'intruso"

Tra i principali, nel cast troviamo, oltre al gemello non ufficiale di Andy, anche l’oscuro Robert Downey Jr., già noto come l’uomo di acciaio e forse, per i più sentimentalisti come il magico Larry di Ally McBeal, il bravissimo Jude Law (Alfie? Closer? Gattaca? AI – Intelligenza Artificiale?! Perché non ho tempo di scrivere di tutti questi film?!? – sfogoDiBabele) e la bella Rachel McAdams nel ruolo della prorompente Irene Adler… Ancora non vi ho convinto?

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