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Posts Tagged ‘giudizi’

  • Uffff! Il titolo originale è I love you Philip Morris, perché cambiarlo così?!

Censura, censura e ancora censura sono le parole chiave per guardare a questo film. Se lasciamo da parte il fatto che è una produzione minore, che non è proprio la trama più riuscita del mondo e che il risultato è un film appena soddisfacente dove per la maggior parte del tempo non succede niente, allora la chiave è la censura. A partire dal titolo reso del tutto implicito, sono tagliate tutte le scene in cui si intuisce anche solo vagamente un atto sessuale omosessuale e sin dal trailer quello che dovrebbe emergere è l’aspetto commedia del fatto che Jim Carey fa… Jim Carey (mi ha ricordato molto Dick e Jane che invece consiglio molto ndB). Anche nel manifesto Philip Morris (Ewan McGregor, bravissimo come sempre) è piccolissimo, in disparte come se lui nel film fosse a malapena una specie di comparsa.

Ma se anche escludessimo questo lavoretto di taglia e cuci, del film cosa resterebbe? Niente. Nonostante si comprenda pienamente che la produzione è a basso costo, la critica alla società è scontata e non offre più di uno spunto di riflessione. C’è anche da dire che il film, escluse tre battute e due gag (che peraltro sono le stesse che compongono il trailer) non fa ridere…

Alla fine dei conti diciamo che lo consiglio solo a chi vanta tutta la filmografia dei protagonisti; per gli altri è del tutto trascurabile, parola di BabEle.

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  • Prodotto da niente popò di meno che la stessa Eva Mendes, anche protagonista. Coincidenza…?

Film sulla scarsa, pressochè nulla, moralità dei produttori televisivi che sono i primi a rendersi conto di spacciare vera e propria spazzatura per grande culto. Lo scopo di questo pseudo documentario è proprio quello di puntare l’attenzione su quanto spesso si faccia leva sui desideri più ingenui ed innocenti delle persone (tipicamente il semplice “essere felici”) per arrivare all’estremo. Katy (Eva Mendes) è la produttrice di punta di una rete televisiva (per chi non lo sapesse, il produttore di un programma è colui che ne cura l’idea, il progetto e parte dei contenuti) e le viene la brillante idea di far giocare sei persone alla roulette russa per 5 milioni di dollari in una striscia serale di mezz’ora. Unico inconventiente… ogni sera, uno tra i sei “fortunati” concorrenti perde la vita perché si spara un colpo alla testa.

Ora… Ennesima critica alla tv-spazzatura? Bene. Concordando su tutta la linea mi butto a pesce nella visione e sono pronta a tutto. Dopo più di metà ancora non sono stata catturata, la regia è strana persino per essere un docu-film, lei provoca solo empatia negativa e il resto dei personaggi sono vuoti, costruiti e spenti. Inizio ad ipotizzare in compagnia circa cinque finali diversi e decidiamo, in accordo, che l’unico modo per cui il film abbia una speranza è di terminare proprio in uno esatto dei sei modi ma… No. Il film è proprio brutto. Uno spera che dopo due ore di filippica sulla tv cattiva, almeno si raggiunga una conclusione moraleggiante, un no chiaro e forte e invece niente. Lento e poco digeribile ha dalla sua qualche scena in cui i dialoghi sono taglienti e strutturati con particolare accuratezza… Ma tolti quei quattro minuti, è un altro pezzo di spazzatura che gira in tv. Da evitare, si era intuito?

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Conquistata da Snatch, quasi totalmente digiuna dello Sherlock Holmes letterario e attratta da questa versione un po’ meno primo novecento e molto poco “Elementare Watson” ho noleggiato questo film. Se ne sono rimasta contenta? Bien sur que oui! Basta con quel cappellino di tweed per il grande investigatore e con la pancia da riposo del caro Watson. Prendiamo due attori di fascino, molto molto fascino, e mettiamoli dentro un film per cambiare l’immagine che tutti hanno del detective e il risultato sarà…? Un film scoppiettante, con il taglio inconfondibile di Ritchie che lo rende veloce e con tanti piccoli sbocchi di tensione ben congeniata… La trama? Volete qualche informzione sulla trama di un film di investigazione? Niente di nuovo: ci sono uno o più morti, uno o più misteri misteriosi, una o più donne affascinanti, uno o più cattivi molto cattivi. Sembra un accozzaglia di luoghi comuni, e in effetti, un po’ lo è, ma stiamo sempre parlando di un personaggio e di storie che sono le stesse da decenni, molti decenni. E poi che importa? Quando un film è ben congeniato anche gli escamotage più comuni diventano un ottimo pretesto per creare un pacchetto finale che odora di originale e di divertente. Se avete una serata libera e non volete impegnarvi in niente nè di particolarmente emotivo, nè di particolarmente pesante, ecco le due ore che fanno per voi.

E… Qualcuno sa dirmi se Andy Garcia sa di avere un fratello, gemello per giunta?

Andy Garcia e Mark Strong: giochiamo a "trova l'intruso"

Tra i principali, nel cast troviamo, oltre al gemello non ufficiale di Andy, anche l’oscuro Robert Downey Jr., già noto come l’uomo di acciaio e forse, per i più sentimentalisti come il magico Larry di Ally McBeal, il bravissimo Jude Law (Alfie? Closer? Gattaca? AI – Intelligenza Artificiale?! Perché non ho tempo di scrivere di tutti questi film?!? – sfogoDiBabele) e la bella Rachel McAdams nel ruolo della prorompente Irene Adler… Ancora non vi ho convinto?

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Tra tre giorni me ne vado. Tra tre giorni i problemi di questa casa non saranno più miei problemi. Libererò le mie narici dal nauseabondo odore di SignoraQ, le mie orecchie dal suo fastidioso e aritmico russare. Certo è, in ogni caso, che andrò a prendermi i problemi di un’altra casa, di una casa che ancora non conosco bene e nella quale entro ancora con lo spirito di un ospite. Agghindo il portachiavi con un piccolo elefantino vecchio di dieci anni e penso a come appendere la bacheca con le foto e i post it sopra la scrivania, penso a come fare più mia quella stanza, tutta per me per la prima volta nella mia vita con uno spazio che è solo ed interamente mio, interdetto a tutto il resto. Prima un fratello di dieci anni più grande e poi l’esperienza atroce con la SignoraQ e prima di lei con una ragazza completamente fuori di testa. Mi sembra uno di quei salti nel vuoto che fino all’ultimo pensi che ce la fai a non farlo a tenere duro e resistere…

Poi succede che una domenica sera arriva la biondissima GigìLaDà, la coinquilina dei post-it, che non vedevi da cinque mesi (e che però continuava a dirti che c’è sempre stata) che ti annuncia che se ne torna a casa sua e che contrita ti dice che ha perso tutto, il lavoro, i soldi, il fidanzato di vent’anni più grande. Con distacco tu la guardi e le dici “Mi dispiace“. E allora SignoraQ ha la magnifica idea di proporre una cena con tutte le inquiline della vecchia guardia… Ed è allora che capisci che quel salto è indispensabile, che ne va della tua sopravvivenza psico-fisica.

Riassunto della serata?

...quando il piccolo ha voglia di farsi sentire...

GigìLaDà si è ovviamente rimessa con quel tizio e ha parlato tutta la sera di quanto lei sia incompatibile con questa persona. Che sono stati insieme cinque mesi, di cui tre passati in caccia, nel perfetto prototipo di preda-cacciatore in cui lei è quella che se la tira tantissimo facendo impazzire lui che inizia a desiderarla come se fosse l’unica donna sulla terra. Gli altri due sono passati a distanza e lasciandosi tre volte. Sarebbe questa una storia tra adulti? Sì. Perchè ovviamente io non posso capire blabla perchè sono piccola blabla. Allora ho capito qualcosa in più degli adulti come dicono loro: metti insieme delle persone di cui non ti frega niente e passa la tua intera serata a riderci insieme come e fossero le tue migliori amiche fingendo di interessarti alle domande che fanno e soprattutto alle risposte che ti danno. Se ho capito bene dovrebbe essere così… Bah.

Io intanto metto lo scotch sull’ultimo scatolone.

Look inside, look inside your tiny mind
and look a bit harder
cause we’re so uninspired
so sick and tired
of all the hatred you harbor

F*** you– Lily Allen

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  • Il rallenty non è sempre sinonimo di pathos estremo: qui l’impressione è che sia usato per allungare il brodo.
  • Ma che doppiatrice hanno scelto per la Thurman?

Tra passato e presente

Ok, il pretesto è più che serio, fa riflettere e ripunta l’obiettivo su avvenimenti che spesso si tende ad insabbiare nel tempo: prendete un ragazzo squilibrato che si sente solo e odia tutti, e mettete caso che questo ragazzo abbia un’arma facilmente reperibile e che quello stesso ragazzo sia andato a scuola con un’idea ben precisa. Ecco il pretesto. Ma non basta di certo un pretesto toccante e dal facile impegno emotivo per fare un bel film, questo è certo.

Più continuava a scorrere sul monitor più continuavo a chiedermi se sarebbe mai arrivato un punto in cui c’era effettivamente qualcosa da guardare. Non mi è piaciuto. Non è tanto il modo di raccontarla che non mi è rimasto nella mente, quanto più che altro la storia in sè: della morale sulla violenza nelle scuole resta ben poco, quasi niente, mentre siamo costretti a sorbirci una Thurman vagamente psicotica doppiata in un modo da farti chiedere ogni due minuti se il mixaggio globale abbia qualcosa che non va.

Insomma… Del tutto trascurabile.

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…diceva un incazzatissimo Ted Neeley nei panni di Gesù, nel celeberrimo musical.

Lo diceva a dei pagani che infestavano il tempio di Gerusalemme con un mercato pieno di sesso, armi e corruzione. Bene, io, ora, mi chiedo che cosa succederebbe se dovesse tornare ad esaminare il sistema ecclesiastico (Gesù, non Neeley). Altro che prostitute, mitragliatrici e scommesse… Ne avrebbe di cose da buttare giù, e molte. E allora io mi chiedo perchè, siccome sono i  Vangeli che dicono che Gesù scacciò i mercanti dal tempio, se al catechismo si studiano proprio i Vangeli, l’ordine ecclesiastico sia alla stregua di un’associazione mafiosa: sesso, corruzione, potere politico, pedofilia, raggiro, opulenza, mistificazione, favoritismo, immunità penale. E non è per la riesumazione dello scandalo più vecchio, noto e insabbiato di tutti, che scrivo. E’ solo perchè stamattina mi sono svegliata cantando questa canzone. Ed è venuto tutto in automatico…

My temple should be a house of prayer
But you have made it a den of thieves

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…è bene che mi stia seduto a circa due poltrone di distanza (avendo le braccia molto lunghe, una è troppo poca).

E’ fastidioso perchè:

  • Se è un momento di stacco nelle battute, tipicamente c’è la musica che aiuta a affondare nel senso delle immagini e se c’è, io voglio sentirla.

  • Se è un momento di dialogo, l’applauso di uno attira l’applauso di altri che fanno perdere il filo e le battute salienti: non siamo a teatro, gli attori non smettono di parlare se sentono un applauso.

Quello che in assoluto trovo più fastidioso è il fatto che si rida sguaiatamente ad una battuta facendo scattare poi l’applauso: non, ripeto NON, siamo a Zelig.

Ora…

Da Wikipedia: L’applauso è fin dall’antichità un modo per esternare la propria approvazione e il proprio consenso a una o più persone. Già gli antichi romani applaudivano i gladiatori vittoriosi nelle arene. Tale manifestazione consiste nel battere i palmi delle mani ripetutamente producendo un suono secco e forte, che solitamente unito agli applausi di altre persone risulta simile a uno scroscio.

Al cinema chi accidenti stai omaggiando con il tuo applauso? C’è il regista imboscato nella platea? O forse il cast? O forse il direttore alla fotografia? AAAAAH!! C’è la comparsa che fa il cassiere nella quarta inquadratura della sesta scena, no?

E poi basta con questo abuso d’applauso. In un momento in cui siamo circondati da scrittori, musicisti, artisti , comici e attori appena mediocri, centelliniamo con attenzione l’applauso, affiniamo il nostro senso critico, promettiamo di far emergere dal mucchio soltanto chi ne è davvero meritevole. Arduo compito eh? Impegnamoci, tutti insieme e ricordate, ora e sempre…

Questo è un abuso. Scatta un fragore ogni quattro secondi e di divertente non c’è assolutamente nulla. Non solo non dovrebbero esserci applausi, non dovrebbero esserci risate, non dovrebbe esserci pubblico.

Questo è un uso corretto degli applausi. Nè troppi che diventano fastidiosi interrompendo ritmo e cadenze, nè troppo radi che aumenterebbero troppo la tensione sulle battute successive. Fino al secondo minuto non scatta nessun applauso. E quando scatta è per un luogo comune che viene condiviso da tutta la popolazione.

Per cui eccomi a fare un appello al vostro senso critico: prima di applaudire, o più in generale lodare, qualcuno, chiedetevi sempre se ne vale la pena.

Grazie grazie, non dovevate.

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