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Posts Tagged ‘ironia’

Per la serie Gli opposti si attraggono abbiamo Mike (Gerard “ThisIsSparta” Butler) e Abby (Katherine Heigl): lei totalmente presa dalla carriera e ancora in attesa del mitico principe azzurro, lui burbero uomo che neanche finge di essere sensibile e si mostra subito per l’orco sciupafemmine che è. Niente di più banale del classico paradigma dei contrari, pensavo io, eppure questo film mi ha fatto ridere. Una commedia che come tale può essere definita, che quando finisce ridi ancora ripensando a due o tre scambi di battute. Certo, niente di femonela e di nuovo, ma non sempre deve essere tutto nuovo: si può anche prendere un’idea ben collaudata e scriverci sopra una sceneggiatura frizzante, veloce e divertente come in questo caso. I personaggi, peraltro, sembrano direttamente stampati sopra i due attori… Lei con quell’aria dolce ma attraente e lui con quello sguardo da rude rubacuori impertinente, conducono una battaglia di quella che è meglio nota come la guerra tra i sessi. Vince la donna con i suoi sentimentalismi, le sue congetture, le sue pippe mentali … o vince l’uomo con il suo essere fisico, pratico e più diretto? Ne La dura verità, la battaglia la vince l’amore.

A confermare l’idea che questa possa essere una commedia divertente e ben congeniata c’è la filmografia di Robert Luketic, il regista, che mi aveva già divertito moltissimo con Quel mostro di suocera e colpito in modo positivissimo con 21… Quasi una garanzia!

Da vedere, magari con il fidanzato/a, per passare due ore a dire o a sentirsi dire “Anche tu fai/dici/pensi così!“.

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Ero in autobus, tranquilla. Il lettore scarico messo a riposo in tasca. Tornavo a casa dopo aver svaligiato un discount di porcherie e dolciumi. Guardo fuori dal finestrino, stanca ma contenta. Un tizio, sulla quarantina mi guarda.

«Ciao, scusa… Sai dov’è ViaTalDeiTali
«…Mmmmhh… No, guardi. Mi spiace.»
Il tizio mi guarda stranito e indica l’auricolare che gli pende dall’orecchio: «Non sto parlando con lei. Non vede che sono al telefono?»
«. . . Mh. . . .»

E magari mi sarei anche dovuta scusare…

Quando la comodità è al primo posto...

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E’ stato quando si sono abbassate le luci che ho capito che il pop corn XL non sarebbe mai bastato per i trailer iniziali. E’ un buon inizio. Una calda aspettativa crea in me un senso di vuoto allo stomaco che va riempito in fretta e con foga. Ecco i titoli di apertura. La musica allegra promette un film frizzante ed ironico. Fabio DeLuigi si presenta come Ezio Colazzi e vuole scrivere un film. Ecco che, allora, inizio a seguirlo mentre porta a spasso Gianni (il suo cane) o scorrazza in bicicletta in giro per una bellissima Milano.

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Niente di più, niente di meno.
…Sante nonne…

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…è bene che mi stia seduto a circa due poltrone di distanza (avendo le braccia molto lunghe, una è troppo poca).

E’ fastidioso perchè:

  • Se è un momento di stacco nelle battute, tipicamente c’è la musica che aiuta a affondare nel senso delle immagini e se c’è, io voglio sentirla.

  • Se è un momento di dialogo, l’applauso di uno attira l’applauso di altri che fanno perdere il filo e le battute salienti: non siamo a teatro, gli attori non smettono di parlare se sentono un applauso.

Quello che in assoluto trovo più fastidioso è il fatto che si rida sguaiatamente ad una battuta facendo scattare poi l’applauso: non, ripeto NON, siamo a Zelig.

Ora…

Da Wikipedia: L’applauso è fin dall’antichità un modo per esternare la propria approvazione e il proprio consenso a una o più persone. Già gli antichi romani applaudivano i gladiatori vittoriosi nelle arene. Tale manifestazione consiste nel battere i palmi delle mani ripetutamente producendo un suono secco e forte, che solitamente unito agli applausi di altre persone risulta simile a uno scroscio.

Al cinema chi accidenti stai omaggiando con il tuo applauso? C’è il regista imboscato nella platea? O forse il cast? O forse il direttore alla fotografia? AAAAAH!! C’è la comparsa che fa il cassiere nella quarta inquadratura della sesta scena, no?

E poi basta con questo abuso d’applauso. In un momento in cui siamo circondati da scrittori, musicisti, artisti , comici e attori appena mediocri, centelliniamo con attenzione l’applauso, affiniamo il nostro senso critico, promettiamo di far emergere dal mucchio soltanto chi ne è davvero meritevole. Arduo compito eh? Impegnamoci, tutti insieme e ricordate, ora e sempre…

Questo è un abuso. Scatta un fragore ogni quattro secondi e di divertente non c’è assolutamente nulla. Non solo non dovrebbero esserci applausi, non dovrebbero esserci risate, non dovrebbe esserci pubblico.

Questo è un uso corretto degli applausi. Nè troppi che diventano fastidiosi interrompendo ritmo e cadenze, nè troppo radi che aumenterebbero troppo la tensione sulle battute successive. Fino al secondo minuto non scatta nessun applauso. E quando scatta è per un luogo comune che viene condiviso da tutta la popolazione.

Per cui eccomi a fare un appello al vostro senso critico: prima di applaudire, o più in generale lodare, qualcuno, chiedetevi sempre se ne vale la pena.

Grazie grazie, non dovevate.

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La copertina - Belli dentro

La quarta di copertina: Victor Mancini, studente di medicina fallito, ha architettato un fantasioso sistema per pagare le spese ospedaliere della vecchia madre: ogni giorno va a cena in un ristorante diverso e, nel bel mezzo della serata, finge di soffocare per colpa di un boccone andato di traverso. Immancabilmente qualcuno si lancia a salvarlo, e altrettanto immancabilmente diventa una sorta di padre adottivo del protagonista e in occasione dell’anniversario dell’incidente gli invia dei soldi. Dopo anni di questa attività il nostro eroe si trova a ricevere quasi quotidianamente un gruzzolo da persone di cui ormai non ricorda nulla ma che gli sono grate per aver dato un senso alle loro vite.

Chuck è cinico, spietato, volgare. Victor Mancini è egoista, gretto, sessuomane, solo e vivo. Questo libro è il ritratto di un fallimento dipinto da un artista che lo vede come meta inevitabile nella vita. Questo libro che ho letto in poche ore, è una chicca di nichilismo e di fredda analisi sulla condizione dell’uomo moderno portato al limite dell’esasperazione.

L’incipit: Se stai per metterti a leggere, evita. Tra un paio di pagine vorrai essere da un’altra parte. Perciò lascia perdere. Vattene. Sparisci, finchè sei ancora intero. Salvati.

Victor Mancini è alla quarta fase di un programma di disintossicazione in dodici fasi. La quarta fase è quella in cui devi tornare alla tua prima volta e da lì in poi ricordare, analizzare e annotare ogni volta che hai ceduto alla dipendenza. Non adatto a chi non ama linguaggi e situazioni particolarmente espliciti, questo è un libro impregnato di cinismo e disillusione. C’è tantissima frustrazione per una condizione di vita autoindotta e dalla quale si tenta (senza volerlo, in realtà) di uscire al grido di Sarò una persona migliore. La visione di Palahniuk che avevo già trovato e apprezzato in Fight Club, qui è, forse, ancora più forte, ancora più mirata allo svilimento dell’uomo: si nasce per soffrire la solitudine e il costante senso di inadeguatezza, non c’è alcuna via di scampo.

Questo libro è del 2001 e sembra scritto domani.

…E da un libro dal quale si poteva estrarre un altro capolavoro di culto (penso a Fight Club, firmato da Fincher -ho sentito qualcuno dire Se7en?-) è stato tratto un adattamento cinematografico a dir poco amatoriale.

  • Mi sono un po’ stufata degli adattamenti italiani che storpiano i nomi dei personaggi o danno accezioni diverse ad aggettivi stravolgendone il senso: Cherry Daiquiri qui diventa Darla Tujour e, per prendere un esempio a caso, incendiary (letteralmente incendiario) diventa controverso.
  • Gli attori sono esattamente come immaginavo i personaggi e in particolare Danny è davvero riuscito.
  • Una delle canzoni più belle dell’ultimo album dei Radiohead è nella colonna sonora.

La locandina - Troppo fucsia?

Qualche volta è quasi meglio il film e qualche altra no, questa è una delle volte no. Come sua prima volta dietro la macchina da presa, Clark Gregg non mi ha conquistato neanche un po’. Ok, ha avuto un riconoscimento prestigioso al Sundance Film Festival e probabilmente se lo meritava pure visto che come film preso a se stante, in realtà, non è poi così male: si intravedono le speranze di Victor, si percepisce la malinconia che deriva dalla sua condizione nonostante ostenti sicurezza e menefreghismo. Ma dopo il libro… Dopo il libro, il cui potenziale è praticamente infinito, questo film ne snatura in più punti la trama aggiungendo dialoghi che hanno ben poco di coerente con il testo e con il senso generale.

Credo di poterlo consigliare a chi il libro non l’ha letto, sempre tenendo conto del fatto che è una produzione indipendente, che il budget è limitato e che la storia è morbosa e apparentemente priva di senso… Poi non dite che non vi avevo avvertito.

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L’impressione era che avesse un fretta impressionante, che alle 20 e 30, dovesse fiondarsi verso chissà quanti altri appuntamenti. Ma cominciamo dal principio (e come mi chiederebbe il Cappellaio Matto, quando arrivo alla fine, mi fermo.)

E’ una sera fredda ma serena. Con i tempi che corrono (questa frase mi rende molto vecchia) BabEle si assicura di non andare sola all’appuntamento per vedere l’appartamento e con grande riconoscenza si porta dietro Uomo che le allevia l’ansia con battute e i risolini soppressi in un autobus verso uno strano signore coi capelli bianchi rimasto un po’ troppo affezionato agli anni ottanta. Come accordati telefonicamente, ci posizioniamo di fronte al civico di quello che secondo l’agente era “Un bell’immobile di metà novecento” e che invece secondo BabEle era “Un brutto casermone con un ingresso ancora più brutto”. Il nervoso la assale e fortunatamente Uomo la riporta con i piedoni per terra. Ansia. Piedoni per terra. Paranoia. Piedoni per terra.

Ecco l’agente immobiliare AgentePrescia che compare al telefono probabilmente fingendosi impegnato e fissando un altro appuntamento per dieci minuti dopo.

AgentePrescia: «Salve, piacere. AgentePrescia.»
Uomo: «Piacere, Uomo.»
BabEle: «Salve.»

AgentePrescia rimpinza Babele di domande a cui lei ha già risposto telefonicamente. Con gli occhi, intanto, capta tutto. L’orrendo ingresso. Il piano a cui salgono. Con le orecchie in allerta avverte ogni rumore. E, non ci voleva certo Sherlock Holmes, si accorge che in casa ci sia un’altra coinquilina che ben si guarderà dal farsi vedere.

AgentePrescia tenta di far passare questo come un bellissimo palazzo dicendo che è quasi una fortuna che io abbia la possibilità di vederlo e avere una stanza al suo interno. Uomo rimane in silenzio. Studia AgentePrescia probabilmente cercando di coglierne il punto debole per partire all’attacco salvando così la sua dolce pulzella in pericolo (okok… Mi attengo alla storia, scusate).

AgentePrescia: «Oooh.. Eccoci. Allora questo è l’ingresso. Come vedete la casa è ristrutturata. Vi faccio vedere uno dei due bagni.»
Nel dire questo apre la porta di un buco di bagno accendendo la luce per qualcosa come 4 secondi e richiude tutto.
AgentePrescia:
«Il secondo bagno.»
Altri 2 secondi.
AgentePrescia: «Ecco.. La grande cucina abitabile.»

Qui i nostri prodi riescono ad entrare. Vengono elogiati i due frigoriferi, di cui uno sembra avere una ventina di strati di croste sopra. AgentePrescia ci tiene a specificare che gli elettrodomestici sono nuovissimi. La cucina non entusiasma nè BabEle nè Uomo che hanno già la loro idea sulla casa. La stanza dovrebbe contenere due lesbiche (quelle dei filmini però, non quelle vere) che si sbaciucchiano, per la gioia di lui, e Jeff Buckley in carne ed ossa seduto sulla scrivania a cantare canzoni tutto incluso nel prezzo per quella di lei, per convincerli che questa casa è perfetta. Aperta la porta della prima stanza, non c’è traccia nè di Jeff, nè delle due lady.

AgentePrescia: «Come vedete, la stanza è stata appena ristrutturata. I mobili sono buoni e non di Ikea. Le serrande sono elettriche. Un nuovissimo armadio spaziosissimo. Abbiamo degli interruttori per accendere e spegnere le luci dal letto e sono segnalate con dei led. La stanza è molto luminosa e…»

BabEle: «Molto carina, sì. Ma quante coinquiline ci sono? Io le dicevo che cambio casa per problemi con le coinquiline…»

AgentePrescia: «Attualmente due. Al massimo.. Al massimo.. Quattro. Cinque.»
BabEle: «…»
Uomo: «…»
AgentePrescia: «Si.. Tutti i comfort insomma.»
BabEle: «E questa viene CifraGiusta
AgentePrescia: «No. Quella è andata via proprio stamattina. Questa viene CifraLeggermenteAlta
BabEle: «E in questo è compreso cosa?»
AgentePrescia: «Ogni mese c’è da versare il contributo forfettario di PochiEuro
BabEle: «Internet e telefono?»
AgentePrescia: «C’è possibilità di mettere il telefono in ogni stanza.»
BabEle: «…»
Uomo: «…Ed è compreso nelle spese che diceva prima?»
AgentePrescia: «…»
BabEle: «…»
Uomo: «…»
AgentePrescia: «…Quello in caso sarebbe da vedere all’interno della casa…»
BabEle: «Quindi attualmente non è attivo… E non è compreso…»
AgentePrescia: «C’è possibilità di mettere il telefono in ogni stanza.»

In silenzio, vagamente imbarazzato, lasciano la stanza e si dirigono verso l’altra. La tiritera è la medesima solo che qui c’è un meraviglioso terrazzo (secondo piano) che affaccia su un panorama magnifico: il traffico di una delle vie più usate di Roma. Questa la propone a PrezzoSpropositato e a distanza di meno di dieci minuti dal loro ingresso, i prodi escono dal palazzo con la promessa che entro sabato qualcuno si rifarà vivo. Seh. Come no.

BabEle: «Si.. Certo.. Ma hai…»
Uomo: «Aspetta.»
Camminano.
BabEle: «…»
Uomo: «Aspetta.»
Camminano.
BabEle: «…»
Uomo: «Aspetta.»
Camminano.
BabEle: «…visto che roba?»
Uomo: «Pensi di dirgli di no? No perchè il fatto che in una stanza nel 2010 ci siano gli interruttori per accendere e spegnere il lampadario mi sembra un punto più che positivo. Come hai visto, infatti, AgentePrescia ci ha tenuto a specificarlo più e più volte. Hai visto? Gli interruttori hanno anche i led per essere visti al buio. Valgono proprio PrezziSpropositati queste stanze, sì sì.»
VoceConfusa: «Gnognina!!»
BabEle si volta e vede AgentePrescia che li segue, un po’ inquietata si ferma e torna indietro.
AgentePrescia:
«Scusi… Ma se mi richiama sabato dovrei sapere il suo cognome…»
BabEle: «E’ sempre lo stesso. Sempre LeScaleDi
AgentePrescia: «Buona serata.»
BabEle: «Altrettanto…»

Avanti il prossimo!

Grazioso e raccolto monolocale abitato da due inquilini con cui dividere le spese

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