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Posts Tagged ‘sentimenti’

Oggi, un anno fa accettavo gli affascinanti termini di utilizzo e iniziavo a scrivere quando più quando meno qualche pensiero. Da poco le scale abbiamo raggiunto i 5000 scalini percorsi e come per il primo traguardo, voglio vedere se è cambiato qualcosa, se la gente arriva qui ancora per gli stessi motivi.

3° posto
Ricerca: scale babele (ma allora qualcuno cerca proprio me!)
Post: About a boy (e tutti vogliono sapere le differenze tra il libro e il film…)

2° posto
Ricerca: sailor moon (ancora lei, inimitabile)
Post: Quando la garanzia scade… (Santa BabEle coi suoi santi link…)

1° posto
Ricerca: tumore fumo (…Spero che almeno possa aprire gli occhi a qualcuno…)
Post: Il fumo uccide

Mi ha sorpreo constatare anche che in moltissimi sul web ritengono che Mark Strong e Andy Garcia siano in una qualche relazione, visto l’alto numero di ricerche che hanno condotto qui. Ma più di ogni altra cosa ringrazio chi passa di qui e si ferma a leggere, a spulciare. E un grazie speciale va a chi ritorna, a chi rilegge. Grazie a voi.

BabEle

Vorrei fare come Google e cambiare un header al giorno...

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Per la serie Gli opposti si attraggono abbiamo Mike (Gerard “ThisIsSparta” Butler) e Abby (Katherine Heigl): lei totalmente presa dalla carriera e ancora in attesa del mitico principe azzurro, lui burbero uomo che neanche finge di essere sensibile e si mostra subito per l’orco sciupafemmine che è. Niente di più banale del classico paradigma dei contrari, pensavo io, eppure questo film mi ha fatto ridere. Una commedia che come tale può essere definita, che quando finisce ridi ancora ripensando a due o tre scambi di battute. Certo, niente di femonela e di nuovo, ma non sempre deve essere tutto nuovo: si può anche prendere un’idea ben collaudata e scriverci sopra una sceneggiatura frizzante, veloce e divertente come in questo caso. I personaggi, peraltro, sembrano direttamente stampati sopra i due attori… Lei con quell’aria dolce ma attraente e lui con quello sguardo da rude rubacuori impertinente, conducono una battaglia di quella che è meglio nota come la guerra tra i sessi. Vince la donna con i suoi sentimentalismi, le sue congetture, le sue pippe mentali … o vince l’uomo con il suo essere fisico, pratico e più diretto? Ne La dura verità, la battaglia la vince l’amore.

A confermare l’idea che questa possa essere una commedia divertente e ben congeniata c’è la filmografia di Robert Luketic, il regista, che mi aveva già divertito moltissimo con Quel mostro di suocera e colpito in modo positivissimo con 21… Quasi una garanzia!

Da vedere, magari con il fidanzato/a, per passare due ore a dire o a sentirsi dire “Anche tu fai/dici/pensi così!“.

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  • Keanu, te lo chiedo con il cuore in mano, ogni tanto, cambia espressione, ti prego.

Ma a parte Keanu, che poi, in fondo, ormai è diventato un clichè il fatto che ha un registro di tre espressioni, la storia si lascia guardare senza infamia e senza lode. Lei è Kate (Sandra Bullock), giovane donna che trasloca a Chicago e lascia questa bellissima (vorrei averla io, maledizione) casa costruita su un lago. Lui è Alex, architetto figlio di architetto, fratello di architetto, un po’ frustrato dal non poter liberamente esprimere il suo talento, che lascia Chicago e si trasferisce, per staccare la spina, su questa bellissima casa sul lago. La casa è la stessa eppure i loro presenti sono differenti, Alex e Kate comunicano attraverso la cassetta delle lettere che fa da finestra tra il 2006 (lei) e il 2004 (lui).

Una storia d’amore degna di un romanzo alla Nicholas Sparks, che sfrutta un’idea con del potenziale creando una pellicola tutto sommato piacevole da cui però non ci si deve aspettare niente di più che una storia d’amore degna di un romanzo alla Nicholas Sparks. Remake di Mare, film coreano che già si preoccupava di mostrare che l’amore supera ogni ostacolo, persino la barriera del tempo, ha sicuramente avuto più successo dell’originale, un po’ troppo di stampo asiatico per sfondare in occidente. Perdibile, ma se capita in televisione, può valere la pena di non cambiare canale.

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  • Uffff! Il titolo originale è I love you Philip Morris, perché cambiarlo così?!

Censura, censura e ancora censura sono le parole chiave per guardare a questo film. Se lasciamo da parte il fatto che è una produzione minore, che non è proprio la trama più riuscita del mondo e che il risultato è un film appena soddisfacente dove per la maggior parte del tempo non succede niente, allora la chiave è la censura. A partire dal titolo reso del tutto implicito, sono tagliate tutte le scene in cui si intuisce anche solo vagamente un atto sessuale omosessuale e sin dal trailer quello che dovrebbe emergere è l’aspetto commedia del fatto che Jim Carey fa… Jim Carey (mi ha ricordato molto Dick e Jane che invece consiglio molto ndB). Anche nel manifesto Philip Morris (Ewan McGregor, bravissimo come sempre) è piccolissimo, in disparte come se lui nel film fosse a malapena una specie di comparsa.

Ma se anche escludessimo questo lavoretto di taglia e cuci, del film cosa resterebbe? Niente. Nonostante si comprenda pienamente che la produzione è a basso costo, la critica alla società è scontata e non offre più di uno spunto di riflessione. C’è anche da dire che il film, escluse tre battute e due gag (che peraltro sono le stesse che compongono il trailer) non fa ridere…

Alla fine dei conti diciamo che lo consiglio solo a chi vanta tutta la filmografia dei protagonisti; per gli altri è del tutto trascurabile, parola di BabEle.

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Conquistata da Snatch, quasi totalmente digiuna dello Sherlock Holmes letterario e attratta da questa versione un po’ meno primo novecento e molto poco “Elementare Watson” ho noleggiato questo film. Se ne sono rimasta contenta? Bien sur que oui! Basta con quel cappellino di tweed per il grande investigatore e con la pancia da riposo del caro Watson. Prendiamo due attori di fascino, molto molto fascino, e mettiamoli dentro un film per cambiare l’immagine che tutti hanno del detective e il risultato sarà…? Un film scoppiettante, con il taglio inconfondibile di Ritchie che lo rende veloce e con tanti piccoli sbocchi di tensione ben congeniata… La trama? Volete qualche informzione sulla trama di un film di investigazione? Niente di nuovo: ci sono uno o più morti, uno o più misteri misteriosi, una o più donne affascinanti, uno o più cattivi molto cattivi. Sembra un accozzaglia di luoghi comuni, e in effetti, un po’ lo è, ma stiamo sempre parlando di un personaggio e di storie che sono le stesse da decenni, molti decenni. E poi che importa? Quando un film è ben congeniato anche gli escamotage più comuni diventano un ottimo pretesto per creare un pacchetto finale che odora di originale e di divertente. Se avete una serata libera e non volete impegnarvi in niente nè di particolarmente emotivo, nè di particolarmente pesante, ecco le due ore che fanno per voi.

E… Qualcuno sa dirmi se Andy Garcia sa di avere un fratello, gemello per giunta?

Andy Garcia e Mark Strong: giochiamo a "trova l'intruso"

Tra i principali, nel cast troviamo, oltre al gemello non ufficiale di Andy, anche l’oscuro Robert Downey Jr., già noto come l’uomo di acciaio e forse, per i più sentimentalisti come il magico Larry di Ally McBeal, il bravissimo Jude Law (Alfie? Closer? Gattaca? AI – Intelligenza Artificiale?! Perché non ho tempo di scrivere di tutti questi film?!? – sfogoDiBabele) e la bella Rachel McAdams nel ruolo della prorompente Irene Adler… Ancora non vi ho convinto?

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Il vento che pulisce la testa

L’estate qui sulle Scale è stata un po’ movimentata, piena di tutto. Spesso la realtà va a collidere con i piani, le aspettative, i programmi e allora non può far altro che respirare e ridimensionare il quadro. Succede e basta. In ogni caso, oggi, per me, finisce quell’estate dedicata al recupero delle energie, del rilassamento puro e semplice.

Mi rimetto in cammino per la vetta.

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Ebbene sì. Erano anni che volevo vedere il film ma è una di quelle cose che passano sempre di mente… Ma ringrazio Uomo che nella sua infinita pazienza ancora mi consente di mettere piede in libreria nonostante io finisca sempre per riempire una busta di libri profumati. E’ stato in una delle mie scorribande che l’ho pescato, rosso, piccolo piccolo, con la copertina poco curata, accanto a più corposi mattonazzi di fama mondiale.

La quarta di copertina: Evelyn, una donna infelice e molto complessata, incontra in un ospizio Virginia, una vecchietta originale che le racconta una storia di tanti anni prima. Quella del Caffé di Whistle Stop, aperto in Alabama da una singolare coppia al femminile, la dolce Ruth e la temeraria Idgie, e frequentato da stravaganti sognatori, uomini di colore, poetici banditi e vittime della Grande Depressione. La movimentata vicenda di due donne, coinvolte loro malgrado in un omicidio, e la loro tenacia nello sconfiggere le avversità, ridanno a Evelyn la fiducia e la forza necessarie per affrontare le difficoltà dell’esistenza.

Pomodori verdi fritti al caffè di Whistle Stop è prima di tutto una storia di famiglia, un excursus generazionale tra l’Alabama, l’Illinois e la Georgia dagli anni della Grande Depressione a quelli di poco precedenti alla pubblicazione del libro, 1987 per gli States e solo nel 1992 per l’Italia. Un libro pieno di brevi istantanee che colgono il profumo in particolare dei primi anni cinquanta di un sud caldo e pieno di tradizione. E’ il flashback generazionale di Virginia “Ninny” Threadgoode che si intrattiene nella sala dei visitatori di una casa per anziani con la più giovane Evelyn Couch, infelice e insicura donna sposata all’alba della mezza età. E’ tramite i racconti e le rievocazioni dell’anziana Ninny, che Evelyn compirà un viaggio tra i sapori, i colori, i caratteri di un piccolo paese dell’Alabama, e, soprattutto, un viaggio verso la consapevolezza di se stessa. Un libro spensierato, leggero, che si legge in un soffio, traccia un bellissimo ritratto colorato come le foto sbiadite da decenni di un sud rotto dalla Grande Depressione, da un razzismo spietato, osteggiato solo dai più “ribelli”, e da saldi valori familiari… Una piccola perla in edizione economica da tenere in mezzo a libri che sfoggiano una copertina migliore ma sicuramente un contenuto meno “appetibile”. Fannie Flagg (e il primo tentativo con lei l’avevo fatto con  successo su questo libro) con l’occhio di chi certe atmosfere le ha vissute, carica ogni personaggio di una credibilità dolceamara tale da farsi leggere in un baleno desiderando di calpestae anche solo per cinque minuti il pavimento del Caffè e sentire il suono di qualcosa che frigge in cucina. Un po’ come Evelyn, si rimane arricchiti dalla storia della famiglia Threagoode, dai loro dolori, dalle loro gioie.

Ho pensato subito che il film, nonostante la sceneggiatura scritta in collaborazione dalla stessa Fannie Flagg, non avrebbe retto il colpo ma già dopo la prima mezz’ora mi sono dovuta ricredere, e di brutto.

  • 1992, l’anno in cui Mediterraneo di Salvatores vinceva l’Oscar come miglior film straniero, questo veniva candidato come miglior sceneggiatura non originale: l’ambita statuetta è stata però accaparrata da “Il silenzio degli innocenti”.

Jon Avnet, non so per voi ma per me è un nome nuovissimo, dirige questo adattamento con la consapevolezza di avere tra le mani qualcosa di commovente, che deve andare dritto al cuore e al cervello di chi lo guarderà. Il prodotto finito è un film dolce, ironico, divertente e molto commovente. Nonostante tutte le piccole modifiche che lo scostano dal libro (molte delle trame dei personaggi secondari sono state infatti tagliate incentrando la storia quasi esclusivamente sulle due coppie: Idgie e Ruth dal passato, Evelyn e Ninny nel presente) e il finale differente (che in effetti non pesa più di tanto in quanto altra possibile naturale conclusione della storia), i lettori non dovrebbero rimanerne delusi. Chi invece non ha mai sfogliato le pagine si prepari ad un film che ormai ha quasi vent’anni ma che dimostra che alla fine, di generazione in generazione, potranno cambiare i modi di vestire e i posti in cui si abitano, ma l’uomo rimane sempre lo stesso. Commuove (e se lo dico io…) e fa sorridere: da vedere, sicuramente, anche fosse solo per affacciarsi su una realtà rccontata con sincerità e che noi non potremo mai capire fino in fondo.

E direttamente dai ricordi di Ninny: Pomodori verdi fritti con salsa al latte

Ingredienti:
3 cucchiai di grasso di pancetta (vanno bene anche 50-70 grammi di burro ndB)
farina
4 pomodori verdi affettati
latte
uova sbattute
sale
pangrattato
pepe

Per maggiori dettagli (e una piccola variante) rispetto a quelli di Ninny clicca l'immagine.

Scaldate il grasso in una padella per friggere. Bagnate i pomodori nell’uovo sbattuto, quindi passateli nel pangrattato. Friggeteli fino a quando non saranno coloriti da entrambi i lati e sistemateli su un piatto. Per ciascun cucchiaio di grasso rimasto nella padella aggiungetene uno di farina (il che equivale a circa 10-15 grammi per cucchiaio ndB) e mescolate bene. Quindi versate, sempre mescolando, una tazza di latte tiepido (corrisponde a circa  240 ml ndB) e lasciate cuocere finchè la salsa non si addenserà, senza mai smettere di mescolare. Aggiungete sale e pepe a piacere. Versate sui pomodori e servite bollente. Il meglio che c’è. E BabEle conferma ancora quasi con la bocca piena…

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