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Posts Tagged ‘sesso’

Per la serie Gli opposti si attraggono abbiamo Mike (Gerard “ThisIsSparta” Butler) e Abby (Katherine Heigl): lei totalmente presa dalla carriera e ancora in attesa del mitico principe azzurro, lui burbero uomo che neanche finge di essere sensibile e si mostra subito per l’orco sciupafemmine che è. Niente di più banale del classico paradigma dei contrari, pensavo io, eppure questo film mi ha fatto ridere. Una commedia che come tale può essere definita, che quando finisce ridi ancora ripensando a due o tre scambi di battute. Certo, niente di femonela e di nuovo, ma non sempre deve essere tutto nuovo: si può anche prendere un’idea ben collaudata e scriverci sopra una sceneggiatura frizzante, veloce e divertente come in questo caso. I personaggi, peraltro, sembrano direttamente stampati sopra i due attori… Lei con quell’aria dolce ma attraente e lui con quello sguardo da rude rubacuori impertinente, conducono una battaglia di quella che è meglio nota come la guerra tra i sessi. Vince la donna con i suoi sentimentalismi, le sue congetture, le sue pippe mentali … o vince l’uomo con il suo essere fisico, pratico e più diretto? Ne La dura verità, la battaglia la vince l’amore.

A confermare l’idea che questa possa essere una commedia divertente e ben congeniata c’è la filmografia di Robert Luketic, il regista, che mi aveva già divertito moltissimo con Quel mostro di suocera e colpito in modo positivissimo con 21… Quasi una garanzia!

Da vedere, magari con il fidanzato/a, per passare due ore a dire o a sentirsi dire “Anche tu fai/dici/pensi così!“.

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  • Uffff! Il titolo originale è I love you Philip Morris, perché cambiarlo così?!

Censura, censura e ancora censura sono le parole chiave per guardare a questo film. Se lasciamo da parte il fatto che è una produzione minore, che non è proprio la trama più riuscita del mondo e che il risultato è un film appena soddisfacente dove per la maggior parte del tempo non succede niente, allora la chiave è la censura. A partire dal titolo reso del tutto implicito, sono tagliate tutte le scene in cui si intuisce anche solo vagamente un atto sessuale omosessuale e sin dal trailer quello che dovrebbe emergere è l’aspetto commedia del fatto che Jim Carey fa… Jim Carey (mi ha ricordato molto Dick e Jane che invece consiglio molto ndB). Anche nel manifesto Philip Morris (Ewan McGregor, bravissimo come sempre) è piccolissimo, in disparte come se lui nel film fosse a malapena una specie di comparsa.

Ma se anche escludessimo questo lavoretto di taglia e cuci, del film cosa resterebbe? Niente. Nonostante si comprenda pienamente che la produzione è a basso costo, la critica alla società è scontata e non offre più di uno spunto di riflessione. C’è anche da dire che il film, escluse tre battute e due gag (che peraltro sono le stesse che compongono il trailer) non fa ridere…

Alla fine dei conti diciamo che lo consiglio solo a chi vanta tutta la filmografia dei protagonisti; per gli altri è del tutto trascurabile, parola di BabEle.

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Conquistata da Snatch, quasi totalmente digiuna dello Sherlock Holmes letterario e attratta da questa versione un po’ meno primo novecento e molto poco “Elementare Watson” ho noleggiato questo film. Se ne sono rimasta contenta? Bien sur que oui! Basta con quel cappellino di tweed per il grande investigatore e con la pancia da riposo del caro Watson. Prendiamo due attori di fascino, molto molto fascino, e mettiamoli dentro un film per cambiare l’immagine che tutti hanno del detective e il risultato sarà…? Un film scoppiettante, con il taglio inconfondibile di Ritchie che lo rende veloce e con tanti piccoli sbocchi di tensione ben congeniata… La trama? Volete qualche informzione sulla trama di un film di investigazione? Niente di nuovo: ci sono uno o più morti, uno o più misteri misteriosi, una o più donne affascinanti, uno o più cattivi molto cattivi. Sembra un accozzaglia di luoghi comuni, e in effetti, un po’ lo è, ma stiamo sempre parlando di un personaggio e di storie che sono le stesse da decenni, molti decenni. E poi che importa? Quando un film è ben congeniato anche gli escamotage più comuni diventano un ottimo pretesto per creare un pacchetto finale che odora di originale e di divertente. Se avete una serata libera e non volete impegnarvi in niente nè di particolarmente emotivo, nè di particolarmente pesante, ecco le due ore che fanno per voi.

E… Qualcuno sa dirmi se Andy Garcia sa di avere un fratello, gemello per giunta?

Andy Garcia e Mark Strong: giochiamo a "trova l'intruso"

Tra i principali, nel cast troviamo, oltre al gemello non ufficiale di Andy, anche l’oscuro Robert Downey Jr., già noto come l’uomo di acciaio e forse, per i più sentimentalisti come il magico Larry di Ally McBeal, il bravissimo Jude Law (Alfie? Closer? Gattaca? AI – Intelligenza Artificiale?! Perché non ho tempo di scrivere di tutti questi film?!? – sfogoDiBabele) e la bella Rachel McAdams nel ruolo della prorompente Irene Adler… Ancora non vi ho convinto?

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  • Finalmente una commedia sui rapporti di coppia che non sia del tutto scontata. Bel risultato.
La verità è che non gli piaci abbastanza

Sei una donna che non è in grado di restare da sola? Sei un uomo che non sopporta più sua moglie? Sei il “migliore amico” della donna che desideri di più? Sei una donna con un compagno che non è pronto ad impegnarsi? Sei ossessionato dal conoscere persone su internet? Oh insomma… Ce n’è per tutti i gusti. Un cast variopinto e ben assortito dipinge dieci situazioni da manuale (nel vero senso della parola) in un modo tale da non renderne banale nemmeno una. Ci sono punti di vista schietti e sinceri che non stento a definire credibili: si infrangono molti dei clichè per cui, ad esempio, l’uomo “mascalzone” qui non si redime tramutandosi a fine film in un perfetto principe azzurro…

Non sono una che venera i manuali di auto-aiuto, (sapete, quelli che ti dicono come essere più sicuro di te, come potenziare le tue capacità, come risolvere qualsiasi problema esistente) e  lo ammetto, ero un po’ scettica per via del soggetto da cui è tratta la pellicola. Questo film, però, me lo sono visto già due volte, non tanto perchè sia sto capolavoro imperdibile quanto perchè, a volte, ho bisogno di vedere una commedia romantica che sia ben congeniata e che non mi faccia arrivare il latte alle ginocchia dopo cinque minuti dall’inizio.

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  • Kate Winslet si è pappata un Oscar per questo film ed è uno dei rari casi in cui concordo con la giuria.

Dopo avermi commosso e divertito con Billy Elliot, Daldry torna per affrontare una storia d’amore complicata, costruita su fondamenta tanto di incomprensione e malintesi quanto di passione e di prime volte. Lei, rigida, inflessibile e taciturna, incontra lui, giovane studente delle scuole superiori in una Berlino divisa da un muro e su cui incombe ancora l’ombra, minacciosa quanto letale, della guerra. Ma, stranamente dal solito, non è l’olocausto il principe del film. Il pretesto per renderlo un altro tristissimo film sullo sterminio della seconda guerra mondiale c’era tutto, lì, pronto. E invece… Attenzione, però, non è nemmeno un harmony ambientato nel dopoguerra, anzi, è una storia dura, spietata che fa riflettere sull’interpretazione da “clichè” che si da sull’Olocausto.

Bellissima l’atmosfera, bellissime le musiche, bellissimi i dialoghi, bellissima la fotografia. Io non so se l’avete capito ma questo film mi è piaciuto e non saprei che altro aggiungere senza svelare tutti i particolari della trama, le dietrologie caratteriali dei personaggi. Vedetevelo. Punto.

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Il cast quasi al completo

Il pattern di Özpetek è ormai più che collaudato: abbiamo bisogno senza dubbio di una donna eterosessuale turbata da carenze affettive che riversa su uomini omosessuali (e quindi impossibili da avere), di uno (o più) uomini omosessuali che sono (chi più chi meno) al centro della scena, di una figura saggia (tipicamente femminile) che dispensa consigli profondi e perfetti ai suddetti, di grandi tavolate di persone che si stanno (chi più chi meno) simpatiche e il “gioco” è fatto. Detto così anche un bambino sarebbe in grado di scrivere una sceneggiatura che stia in piedi… Eppure questo film mi ha colpito in maniera significativa, prima facendomi sganasciare dalle risate e poi commuovendomi perchè probabilmente quegli ingredienti sono stati mescolati in un modo decisamente efficace. In uno sfondo di amori tanto forti quanto ostacolati, le scene si susseguono con un ritmo del tutto naturale distraendo lo spettatore che viene assorbito dalla trama. Questo, come tra l’altro tutti i film di Özpetek, non è un film sui gay, per i gay, scritto da un gay: questo film parla d’amore, da un punto di vista diverso, odiato e temuto, ma pur sempre e semplicemente di amore.

Alcune note su alcuni membri del variopinto cast: Alessandro Preziosi non mi ha del tutto colpito mentre, come già detto, sono rimasta piacevolmente sorpresa dall’interpretazione convincentissima di Scamarcio. Intanto si collaudavano le mie opinioni sul maestoso Ennio Fantastichini, sulla spesso sottovalutata Lunetta Savino e sulla mediterraneissima Nicole Grimaudo. Sparita da un po’ di tempo dagli schermi e dai palchi (a parte qualche piccolo cameo in serie televisive, un film e uno spettacolo teatrale), dopo dieci anni Ilaria Occhini torna a strabiliare il pubblico con il suo talento ormai consolidato, in una parte che anche fisicamente appare perfetta per lei.

Da vedere!

Cinquantamilaaaaa lacrimeeeeee non basteraaannooo perchèèèèèè…

Trovate questa recensione anche qui!

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La copertina - Belli dentro

La quarta di copertina: Victor Mancini, studente di medicina fallito, ha architettato un fantasioso sistema per pagare le spese ospedaliere della vecchia madre: ogni giorno va a cena in un ristorante diverso e, nel bel mezzo della serata, finge di soffocare per colpa di un boccone andato di traverso. Immancabilmente qualcuno si lancia a salvarlo, e altrettanto immancabilmente diventa una sorta di padre adottivo del protagonista e in occasione dell’anniversario dell’incidente gli invia dei soldi. Dopo anni di questa attività il nostro eroe si trova a ricevere quasi quotidianamente un gruzzolo da persone di cui ormai non ricorda nulla ma che gli sono grate per aver dato un senso alle loro vite.

Chuck è cinico, spietato, volgare. Victor Mancini è egoista, gretto, sessuomane, solo e vivo. Questo libro è il ritratto di un fallimento dipinto da un artista che lo vede come meta inevitabile nella vita. Questo libro che ho letto in poche ore, è una chicca di nichilismo e di fredda analisi sulla condizione dell’uomo moderno portato al limite dell’esasperazione.

L’incipit: Se stai per metterti a leggere, evita. Tra un paio di pagine vorrai essere da un’altra parte. Perciò lascia perdere. Vattene. Sparisci, finchè sei ancora intero. Salvati.

Victor Mancini è alla quarta fase di un programma di disintossicazione in dodici fasi. La quarta fase è quella in cui devi tornare alla tua prima volta e da lì in poi ricordare, analizzare e annotare ogni volta che hai ceduto alla dipendenza. Non adatto a chi non ama linguaggi e situazioni particolarmente espliciti, questo è un libro impregnato di cinismo e disillusione. C’è tantissima frustrazione per una condizione di vita autoindotta e dalla quale si tenta (senza volerlo, in realtà) di uscire al grido di Sarò una persona migliore. La visione di Palahniuk che avevo già trovato e apprezzato in Fight Club, qui è, forse, ancora più forte, ancora più mirata allo svilimento dell’uomo: si nasce per soffrire la solitudine e il costante senso di inadeguatezza, non c’è alcuna via di scampo.

Questo libro è del 2001 e sembra scritto domani.

…E da un libro dal quale si poteva estrarre un altro capolavoro di culto (penso a Fight Club, firmato da Fincher -ho sentito qualcuno dire Se7en?-) è stato tratto un adattamento cinematografico a dir poco amatoriale.

  • Mi sono un po’ stufata degli adattamenti italiani che storpiano i nomi dei personaggi o danno accezioni diverse ad aggettivi stravolgendone il senso: Cherry Daiquiri qui diventa Darla Tujour e, per prendere un esempio a caso, incendiary (letteralmente incendiario) diventa controverso.
  • Gli attori sono esattamente come immaginavo i personaggi e in particolare Danny è davvero riuscito.
  • Una delle canzoni più belle dell’ultimo album dei Radiohead è nella colonna sonora.

La locandina - Troppo fucsia?

Qualche volta è quasi meglio il film e qualche altra no, questa è una delle volte no. Come sua prima volta dietro la macchina da presa, Clark Gregg non mi ha conquistato neanche un po’. Ok, ha avuto un riconoscimento prestigioso al Sundance Film Festival e probabilmente se lo meritava pure visto che come film preso a se stante, in realtà, non è poi così male: si intravedono le speranze di Victor, si percepisce la malinconia che deriva dalla sua condizione nonostante ostenti sicurezza e menefreghismo. Ma dopo il libro… Dopo il libro, il cui potenziale è praticamente infinito, questo film ne snatura in più punti la trama aggiungendo dialoghi che hanno ben poco di coerente con il testo e con il senso generale.

Credo di poterlo consigliare a chi il libro non l’ha letto, sempre tenendo conto del fatto che è una produzione indipendente, che il budget è limitato e che la storia è morbosa e apparentemente priva di senso… Poi non dite che non vi avevo avvertito.

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